Si è tenuta a Roma, presso il palazzo del senato, un’importante iniziativa medico-scientifica dal titolo “Sconfiggere l’Alzheimer: dalla diagnosi precoce al sostegno familiare – Obiettivi e risultati”. L’evento, promosso dalla senatrice Barbara Guidolin, ha riunito illustri personalità del mondo scientifico e culturale per fare il punto sulla lotta a una delle patologie più sfidanti della nostra epoca. Tra i relatori principali non poteva mancare la scienziata calabrese Amalia Cecilia Bruni, ricercatrice di fama mondiale e pioniera nel campo delle demenze.
Una vita dedicata alla ricerca
La dottoressa Bruni è internazionalmente nota per aver identificato, insieme al suo team di ricerca, uno dei geni responsabili della forma ereditaria di Alzheimer, una scoperta che ha tracciato la strada per tutti gli studi successivi a livello globale. Nonostante il pensionamento, la sua missione non si è mai fermata. La scienziata continua a battersi per debellare una malattia che non solo cancella i ricordi e l’identità del paziente, ma travolge intere famiglie in una spirale di sofferenza, isolamento e privazioni.
Il dibattito istituzionale con Alessandro Cecchi Paone
Nel corso della conferenza, la dottoressa Bruni ha dialogato con il giornalista Alessandro Cecchi Paone, affrontando temi cruciali come l’importanza della diagnosi precoce e le ultime novità della ricerca farmacologica. L’intervento ha acceso i riflettori sulla necessità di un approccio empatico che metta al centro non solo il malato, ma anche i suoi “caregiver”, spesso lasciati soli a gestire un carico assistenziale ed emotivo enorme.
L’allarme per la Calabria e il sud
Particolarmente accorato è stato il richiamo sulla carenza di servizi nel mezzogiorno. Secondo i dati riportati dalla scienziata, nella sola Calabria si contano circa 30.000 persone affette da demenza e altre 25.000 in una fase iniziale. “Dal 2014, specialmente nel sud, invece di andare avanti si è andati indietro”, ha denunciato Bruni, sottolineando come i pochi servizi dedicati siano stati svuotati dai pensionamenti e mai rimpiazzati da nuovo personale specializzato.
Un’epidemia silenziosa
L’Alzheimer è stato definito un’epidemia silenziosa e devastante, i cui costi ricadono per il 70% direttamente sulle famiglie. Per questo motivo, la dottoressa Bruni ha chiesto con forza il finanziamento del piano nazionale demenze, necessario per garantire personale dedicato e strutture capillari sul territorio. L’appello lanciato dal senato è chiaro: è indispensabile un’azione coordinata a tutti i livelli istituzionali per non abbandonare migliaia di cittadini a una gestione privata e precaria della malattia.
Mario Murdolo



