Il recente annuncio riguardante l’adesione di 150 medici stranieri alla chiamata per operare negli ospedali calabresi ha sollevato reazioni contrastanti.
Se da una parte l’amministrazione regionale presenta il dato come un risultato positivo per colmare le croniche carenze di organico, dall’altra voci autorevoli del territorio leggono il fenomeno in modo opposto. Marisa Valensise, imprenditrice e guida del Comitato spontaneo a tutela della salute nella Piana di Gioia Tauro, definisce questa strategia come un segnale di debolezza strutturale.
Secondo l’esponente del comitato, il ricorso sistematico a professionisti provenienti da varie parti del mondo non sarebbe un traguardo, bensì la conferma di un sistema incapace di valorizzare le risorse interne. Il nodo centrale risiede nella mancata creazione di condizioni idonee a trattenere i medici italiani, costretti spesso a cercare migliori prospettive professionali fuori dai confini regionali o nazionali.
La denuncia sulla gestione delle risorse umane
L’analisi di Valensise si sposta poi sulle dinamiche interne che regolano le carriere e gli incarichi all’interno del sistema sanitario. La critica colpisce una gestione definita inefficiente, dove alla mancanza di incentivi per il rientro dei cervelli si contrapporrebbero logiche di assegnazione dei ruoli poco trasparenti.
“I nostri medici sono in giro per il mondo, molti con il desiderio di tornare in Italia, ma non facciamo nulla per farli rientrare. Su una cosa però siamo efficientissimi: concorsi su misura, incarichi cuciti addosso, posizioni di comando lasciate sempre agli stessi. In questo siamo impeccabili. Per il resto, si improvvisa”, dichiara con durezza Marisa Valensise. Queste parole mettono in luce un paradosso: l’efficienza burocratica sembrerebbe manifestarsi solo nella conservazione di determinati equilibri di potere, mentre la programmazione sanitaria resterebbe in balia dell’urgenza.
Liste d’attesa e il caso di Polistena
Oltre alla questione del personale, il dibattito si estende all’accessibilità dei servizi per i cittadini. L’introduzione della possibilità di prenotare visite specialistiche presso gli uffici postali, dietro il pagamento di un contributo di 2 euro, viene etichettata come una semplice operazione di facciata che non risolve il problema alla radice.
I dati esposti dal Comitato indicano che le liste d’attesa sarebbero triplicate, rendendo vana ogni semplificazione burocratica se non supportata da un aumento effettivo delle prestazioni erogate. Un esempio critico viene individuato nell’ospedale di Polistena, dove le prenotazioni per le prestazioni aggiuntive risulterebbero bloccate. Per Valensise, il superamento delle criticità attuali non passa per accordi commerciali o soluzioni temporanee, ma richiede interventi radicali su organizzazione, trasparenza e riapertura dei reparti.



