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Allarme Epatite A : casi in aumento a Cosenza e Catanzaro

L’epatite A (Hav) torna a far parlare di sé in Italia. Nonostante i progressi igienico-sanitari degli ultimi decenni abbiano ridotto drasticamente la circolazione del virus, ciclicamente si assiste a una recrudescenza dei casi. La trasmissione, che avviene principalmente per via oro-fecale attraverso il consumo di acqua o cibi contaminati — spesso molluschi crudi o poco cotti, frutti di bosco surgelati e verdure non lavate correttamente — sta mettendo in allerta le autorità sanitarie del Mezzogiorno. Secondo gli ultimi monitoraggi epidemiologici, il virus dell’Hav mostra numeri in crescita che richiedono una sorveglianza attiva per identificare tempestivamente l’origine dei cluster e prevenire diffusioni su vasta scala.

Il caso Calabria: tra numeri in aumento e indagini epidemiologiche

Nelle ultime settimane, l’attenzione si è spostata prepotentemente sulla Campania, ma anche sulla nostra regione. In Calabria è emersa una trama epidemiologica complessa, sospesa tra casi confermati e interrogativi ancora aperti. Come riportato dalla Gazzetta del Sud, la situazione attuale tra le province di Cosenza e Catanzaro delinea un quadro di circa dieci episodi registrati, alcuni dei quali ancora in attesa di validazione ufficiale.

Dal punto di vista clinico, i pazienti sono costantemente monitorati. Si tratta di forme di epatite di tipo A in fase acuta ma non complicate, che al momento non destano eccessive preoccupazioni per la vita dei soggetti coinvolti. Per quanto riguarda la distribuzione dei ricoveri, si registrano quattro pazienti nel reparto di Malattie infettive dell’azienda Dulbecco di Catanzaro e altrettanti nel reparto specializzato di Cosenza. Presso l’ospedale Annunziata, inoltre, un paziente con sintomi lievi è assistito in Gastroenterologia, mentre un sesto soggetto è stato dimesso nei giorni scorsi in seguito al miglioramento delle condizioni generali.

Il “giallo” dei molluschi e le indagini dell’Asp di Cosenza

A guidare la task-force per arginare il patogeno è Martino Rizzo, responsabile dell’Igiene pubblica presso l’Asp di Cosenza e figura di riferimento nella profilassi regionale. Rizzo sta coordinando un’indagine meticolosa, complicata dalla natura stessa del virus e dalla difficoltà di tracciare con precisione la catena del contagio.

Il sospetto principale degli esperti ricade sul consumo di cozze o altri mitili, che rappresentano il comune denominatore tra i sei casi identificati nel cosentino, di cui tre già accertati e tre sospetti. I pazienti hanno riferito di aver consumato molluschi sia in ambito domestico che presso strutture di ristorazione. L’obiettivo degli ispettori è ora risalire alla filiera di produzione e distribuzione, un compito non facile poiché non è escluso che il virus possa provenire da fornitori differenti, rendendo la mappatura del contagio una vera e propria sfida per la sanità pubblica calabrese.

In attesa di ulteriori riscontri, rimane fondamentale seguire le buone norme di prevenzione: assicurare sempre una cottura completa dei prodotti ittici, poiché il calore è l’unico modo per inattivare il virus, e mantenere un’accurata igiene delle mani e degli alimenti freschi.