L’acqua non rappresenta più una sfida del futuro, ma una realtà critica ampiamente documentata.
Il recente Atlante dell’Acqua 2026, presentato da Legambiente in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, delinea un quadro globale e nazionale preoccupante, dove la scarsità della risorsa si intreccia con inefficienze strutturali e nuove minacce tecnologiche.
La Calabria e il paradosso delle reti colabrodo
All’interno dello scenario italiano, la situazione calabrese appare particolarmente drammatica. Il territorio regionale si trova a gestire una crisi strutturale profonda, caratterizzata da reti idriche inefficienti che causano dispersioni insostenibili. Nel Mezzogiorno, il dato sulla dispersione supera spesso il 60%, una cifra che sovrasta drasticamente la media europea del 25%. In termini pratici, oltre metà della risorsa idrica viene persa lungo il percorso prima di poter raggiungere utenze domestiche o attività produttive. Tale scenario viene definito come uno spreco ambientale, economico e sociale inaccettabile, frutto di decenni di mancati investimenti e ritardi nella manutenzione.
Italia tra alti prelievi e record di sprechi
Il rapporto evidenzia una contraddizione sistemica su scala nazionale. L’Italia figura tra i primi Paesi europei per prelievo di acqua potabile, ma detiene contemporaneamente uno dei primati negativi per lo spreco. Il 42,4% dell’acqua immessa nelle condutture nazionali va perduto, un volume che ammonta a oltre 3,4 miliardi di metri cubi ogni anno. Questa inefficienza gestionale si traduce in costi elevati e in una crescente difficoltà nel garantire la disponibilità della risorsa in periodi di stress idrico.
L’impatto del digitale e il declino dei ghiacciai
Depurazione e sanzioni europee
Il tema della qualità e del trattamento delle acque reflue rimane una nota dolente. In Italia, solo il 56% delle acque viene trattato correttamente, a fronte di una media continentale del 76%. Questa carenza ha portato all’apertura di diverse procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea, dovute principalmente all’inadeguatezza delle reti fognarie e degli impianti di depurazione.
Verso una gestione circolare della risorsa
Per invertire la rotta, Legambiente propone un modello di governance basato sulla circolarità. Gli assi portanti di questa strategia includono l’ammodernamento delle infrastrutture, il riuso sistematico delle acque reflue e la tutela degli ecosistemi. Il presidente nazionale Stefano Ciafani ha sottolineato il ruolo centrale della risorsa: “L’acqua non è solo vittima della crisi climatica, ma anche una delle chiavi della soluzione”.
In questo contesto, la Calabria viene indicata come un potenziale laboratorio di buone pratiche per il Sud Italia. Tuttavia, il passaggio da emergenza a modello virtuoso richiede una svolta decisa che metta fine ai ritardi storici attraverso investimenti mirati e l’adozione di innovazioni tecnologiche, ristabilendo il valore dell’acqua come diritto umano e bene comune imprescindibile.



