L’operazione “Res Tauro”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ha squarciato il velo sulle dinamiche criminali che hanno impedito un importante insediamento industriale nella regione.
Al centro dell’inchiesta emerge il ruolo della cosca Piromalli, la quale, mossa dalla convinzione di poter esercitare un controllo assoluto su Gioia Tauro e sull’intera Piana, ha ostacolato l’interesse della multinazionale Amazon. Questo intervento dei clan ha finito per impoverire ulteriormente il territorio, frenando ogni concreta prospettiva di crescita economica e occupazionale.
Il ruolo della criminalità nell’isolamento economico della regione
I risvolti dell’indagine mettono in luce come la presenza della criminalità organizzata rappresenti il principale freno per l’economia locale, agendo da deterrente per i grandi investitori e confiscando il futuro occupazionale dell’area.
Filt Cgil Calabria e Cgil Calabria sono intervenute con fermezza sulla vicenda, rilasciando una nota congiunta per commentare gli esiti dell’operazione giudiziaria: “L’indagine della magistratura reggina dimostra con chiarezza che è la ’ndrangheta ad alimentare la disoccupazione, scoraggiando investimenti e impedendo al territorio di attrarre risorse fondamentali per il bene comune.”
Secondo l’organizzazione sindacale, l’azione repressiva dello Stato, per quanto fondamentale, non può rimanere isolata, ma deve essere supportata da un movimento collettivo che coinvolga l’intera struttura sociale e produttiva della regione.
“Accanto all’azione della magistratura, però, è necessario l’impegno di tutte le istituzioni e delle forze sane della società civile per porre fine a questa grave distorsione democratica. Bisogna affermare con forza che in Calabria si può investire, perché la ’ndrangheta viene contrastata non soltanto dalle procure e dalle forze dell’ordine, ma anche da una società che vuole riscattarsi e che ogni giorno rafforza gli anticorpi della legalità.”
L’appello alle associazioni datoriali e alla politica regionale
La presa di posizione del sindacato si estende anche al mondo imprenditoriale, a cui viene chiesto di esporsi in modo netto contro i condizionamenti mafiosi che alterano il mercato e bloccano la nascita di nuovi posti di lavoro.
“Per questo riteniamo fondamentale che le associazioni degli industriali calabresi e reggini esprimano pubblicamente e con determinazione la loro condanna verso una criminalità che impedisce lo sviluppo e sottrae opportunità alle nuove generazioni.”
Il sindacato ha infine indirizzato una precisa richiesta di intervento ai vertici della Cittadella regionale, sollecitando risposte concrete e strategie per il futuro industriale della Calabria, affinché episodi del genere non si ripetano e si possano recuperare le occasioni perdute.
“Come Filt Cgil Calabria e Cgil Calabria sentiamo il dovere di fare sentire con chiarezza la nostra voce. Chiediamo al presidente Roberto Occhiuto di intervenire immediatamente, di esprimere con nettezza la posizione della Regione e di spiegare ai calabresi quali iniziative intenda mettere in campo per recuperare questi investimenti, rafforzare la fiducia dei cittadini e dare una prospettiva concreta ai tanti giovani che non vogliono essere costretti a lasciare la propria terra. La Calabria ha bisogno di investimenti, buona economia, lavoro e sviluppo. La Calabria non vuole la ’ndrangheta.”



