Una situazione definita grave e intollerabile riguarda una madre vedova e le sue due figlie, affette da atassia cerebellare. Entrambe le donne sono incapaci di deambulare e costrette a vivere in un alloggio popolare assegnato dal Comune di Catanzaro, situato al quarto piano di un edificio privo di ascensore. La vicenda, seguita dall’avvocato Francesco Pitaro, è al centro di una nuova diffida formale rivolta al Comune e all’Aterp Calabria, dopo una lunga serie di richieste rimaste finora senza esito.
Le richieste di cambio alloggio rimaste inevase
Secondo quanto riportato nell’atto, la famiglia aveva già presentato nel 2024 una prima richiesta di cambio alloggio, seguita da ulteriori solleciti nel 2026. Nelle istanze veniva evidenziata anche la presenza di un appartamento alternativo, situato al piano terra dello stesso stabile. Nonostante le reiterate richieste e la documentata segnalazione delle condizioni di grave disabilità delle due figlie, l’amministrazione comunale non ha ancora disposto una soluzione alternativa.
L’intervento del Prefetto e la mancata attuazione
La vicenda era stata trasmessa anche alla Prefettura di Catanzaro, che era intervenuta con una nota formale per sottolineare un quadro di straordinaria gravità e la necessità di un intervento urgente per garantire una sistemazione idonea. Il documento prefettizio evidenziava come la permanenza della famiglia nell’attuale alloggio determini una condizione di pregiudizio per i diritti fondamentali, incidendo direttamente su dignità, salute e libertà di movimento. Nonostante il richiamo dell’autorità prefettizia, secondo quanto specificato nella diffida, a distanza di oltre un mese non è stata ancora individuata una soluzione abitativa adeguata.
La diffida per condotta omissiva e lesiva dei diritti fondamentali
L’atto firmato dall’avvocato Francesco Pitaro contesta una situazione di grave inerzia amministrativa e una condotta ritenuta omissiva da parte del Comune, che di fatto costringe le due ragazze a una totale impossibilità di uscire autonomamente dall’abitazione. La diffida fissa un termine di sette giorni per l’individuazione di un alloggio idoneo e compatibile con le condizioni di disabilità delle due donne. In caso di ulteriore mancato riscontro, sono già state preannunciate azioni giudiziarie e una formale denuncia alla Procura della Repubblica di Catanzaro.



