Un’interruzione prolungata delle prestazioni sanitarie essenziali sta interessando l’intera provincia di Vibo Valentia. Secondo quanto segnalato dall’Osservatorio Civico Città Attiva e dal Comitato San Bruno, da gennaio 2026 nessuna cittadina residente nel territorio calabrese riuscirebbe ad accedere agli screening mammografici ordinari.
Il blocco del servizio si protrae ormai da circa sei mesi, determinando una totale paralisi delle attività di prevenzione oncologica nei principali centri della zona, tra cui Serra San Bruno, Tropea e Vibo Valentia.
I rappresentanti delle associazioni, gli avvocati Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo, insieme al presidente del Comitato San Bruno, Rocco La Rizza, hanno evidenziato la gravità di una situazione che priva la popolazione femminile di un presidio sanitario fondamentale per la tutela della salute.
La violazione dei Livelli Essenziali di Assistenza
Il fulcro della protesta risiede nel fatto che gli screening mammografici rientrano a pieno titolo nei LEA, ovvero i Livelli Essenziali di Assistenza che lo Stato è tenuto a garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Nella nota congiunta diffusa dai promotori dell’iniziativa viene sottolineata una profonda disparità di trattamento rispetto ad altre aree del Paese.
“Gli screening mammografici fanno parte dei LEA: Livelli Essenziali di Assistenza, ciò significa che dovrebbero essere garantiti a tutte le donne, ovunque risiedano, ma questa regola non vale a Vibo”, spiegano i firmatari del documento. La denuncia evidenzia come la mancanza di tali prestazioni si traduca in una lesione dei diritti costituzionali per le cittadine del Vibonese: “Le donne qui non hanno gli stessi diritti di quelle che vivono nel resto d’Italia e la nostra vita, evidentemente, vale poco, anzi pochissimo”.
I precedenti, le diffide e il ricorso alla Procura della Repubblica
La sospensione delle attività non rappresenta un episodio isolato. Già in passato si erano registrate analoghe interruzioni nelle procedure di prenotazione degli esami. In quelle circostanze, l’Osservatorio Civico Città Attiva si era attivato inviando comunicazioni formali ai ministeri e agli enti competenti, senza tuttavia ricevere risposte immediate.
“Era già successo in passato che venissero interrotte le prenotazioni degli screening mammografici”, ricordano i rappresentanti delle associazioni. “Appena l’abbiamo saputo, vista l’inaudita gravità della situazione, abbiamo scritto a tutti gli Enti e le Istituzioni, Ministeri compresi, senza ricevere alcun riscontro”.
A seguito del silenzio istituzionale, l’Azienda Sanitaria Provinciale era stata formalmente diffidata a riavviare le prestazioni, ma secondo la ricostruzione delle sigle civiche i solleciti sono rimasti a lungo inascoltati prima di una temporanea ripresa. Per prevenire ulteriori ricadute, i comitati avevano deciso di presentare un esposto alla magistratura: “Poiché abbiamo ritenuto inaccettabile l’interruzione di questo servizio, ‘essenziale’ per salvare la vita delle donne, abbiamo denunciato i fatti in Procura, affinché non accadesse mai più”.
I rischi per la diagnosi precoce del tumore al seno
Il blocco prolungato dei macchinari e delle agende di prenotazione comporta conseguenze dirette sulla tempestività delle diagnosi. La mammografia rappresenta il principale strumento per individuare precocemente le patologie oncologiche mammarie, e un ritardo di diversi mesi rischia di compromettere l’efficacia delle terapie.
I promotori della protesta esprimono forte preoccupazione per le possibili ricadute sulla salute delle pazienti che hanno tentato invano di accedere al servizio: “Pazienza se qualche donna, tra le tante che hanno provato inutilmente a chiamare in questo periodo per prenotare, scoprirà con parecchi mesi di ritardo di avere un tumore al seno”. La critica si estende alla gestione organizzativa e alla vigilanza da parte delle autorità, configurando il rischio che le cittadine diventino “l’ennesima vittima non solo della malasanità, ma anche di uno Stato che non è in grado di tutelare le donne, ed il nostro diritto alla Salute”.
Nuove comunicazioni istituzionali e appelli alle massime autorità
A differenza delle precedenti occasioni, l’azione dei comitati non passerà attraverso un nuovo esposto alla Procura, ritenendo che la situazione di emergenza debba essere già nota agli organi preposti al controllo e alla gestione della sanità pubblica. “Questa volta non presenteremo nessuna denuncia, perché l’interruzione di un servizio essenziale dovrebbe essere già sotto gli occhi di chi ha il dovere di intervenire”, viene precisato nella nota.
Tuttavia, l’attività di mobilitazione proseguirà con il coinvolgimento dei vertici istituzionali nazionali. Gli avvocati Primerano, Guzzo e Grillo, insieme a La Rizza, invieranno una nuova serie di comunicazioni formali destinate non solo ai ministeri competenti, ma anche alla Presidenza della Repubblica e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. È previsto, inoltre, un appello simbolico rivolto a Papa Francesco.
“Noi invece scriveremo nuovamente a tutti gli Enti e le Istituzioni, perché sappiano e si sentano responsabili di ciò che succede a Vibo Valentia”, conclude l’intervento delle associazioni. “Tra i destinatari del nostro sfogo, aggiungeremo anche il Presidente della Repubblica e la Presidente del Consiglio. E ci rivolgeremo anche al Papa, chiederemo a Lui di pregare per le donne di Vibo e per la nostra vita. Confideremo nella giustizia divina per cambiare le cose, perché siamo arrivati al punto di credere che per vedere finalmente garantito un diritto costituzionale, sia necessario un miracolo”.



