L’indagine della Procura di Roma riguardante la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina sta sollevando forti reazioni nel panorama politico. L’inchiesta, che ipotizza i reati di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio, vede tra gli indagati un avvocato, un imprenditore e l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti. Al centro degli accertamenti vi sarebbero presunte pressioni legate alla delibera CIPESS sull’infrastruttura.
Le accuse del portavoce di Europa Verde
Sulla vicenda è intervenuto Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, che ha espresso profonda preoccupazione per gli elementi emersi dall’attività giudiziaria.
«Quanto emerge dall’inchiesta della Procura è di una gravità inaudita: si parla di presunti tentativi di condizionare la decisione della Corte dei Conti sulla delibera CIPESS relativa al Ponte sullo Stretto di Messina», ha dichiarato il parlamentare in una nota ufficiale.
I passaggi burocratici e la gestione dei documenti
Bonelli ha inoltre ricordato l’azione ispettiva portata avanti in questi mesi dall’opposizione, segnalando la difficoltà nell’accedere ai fascicoli relativi all’opera e contestando l’operato dell’esecutivo.
«Non più tardi di tre settimane fa ho depositato alla Procura di Roma il sesto esposto integrativo sulle procedure adottate dal Governo, che a mio avviso violano le norme italiane ed europee in materia di appalti e ambiente. I nostri esposti servono per fare chiarezza considerato che il governo ha negato al sottoscritto atti e documenti trasmessi alla Corte dei Conti. Il Governo ha gestito tutto nella segretezza, arrivando a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile. In questi anni il Governo, a partire da Salvini, ha forzato ogni passaggio per arrivare alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera CIPESS».
La questione economica e il rischio penali
Il focus delle contestazioni si sposta poi sulla sostenibilità finanziaria del progetto e sui potenziali rischi per le casse dello Stato, quantificati in cifre considerevoli. Secondo l’esponente di AVS, l’accelerazione impressa dall’esecutivo comporterebbe pericoli legati a impegni contrattuali vincolanti su un piano tecnico non aggiornato.
«Una scelta che avrebbe fatto maturare diritti in capo alla società costruttrice, esponendo lo Stato al rischio di penali miliardarie, nonostante un progetto vecchio, valutato nel 1997, e senza valutazioni sismiche aggiornate. Parliamo di 14.000.000.000 di euro pubblici: il progetto originario prevedeva il 60% di fondi privati e il 40% pubblici, mentre Salvini ha messo tutto a carico dello Stato. È inaccettabile, mentre il Paese ha bisogno di risorse per sanità pubblica, scuola, pensioni e trasporti. Il Governo si fermi subito. Vogliamo sapere se siamo davanti a un singolo episodio o al rischio di un fenomeno corruttivo più ampio. Quei 14.000.000.000 di euro devono essere restituiti agli italiani e destinati alle vere priorità del Paese: sanità, scuola e pensioni».



