HomePoliticaFango, allagamenti e poi l'oblio: a...

Fango, allagamenti e poi l’oblio: a Cosenza la sicurezza dei fiumi finisce nel dimenticatoio

L’emergenza passa, le promesse svaniscono, ma i problemi restano visibili a occhio nudo. A Cosenza, il rapporto tra la città e i suoi corsi d’acqua, il Crati e il Busento, sembra ormai ridotto a una cronologia di disastri annunciati e successivi abbandoni.

Il precedente di febbraio: quando la mancata prevenzione costa cara

Non bisogna andare troppo a ritroso nel tempo per ricordare gli effetti devastanti dell’ondata di maltempo che ha colpito la città lo scorso febbraio. In quell’occasione, la totale mancanza di un’adeguata pulizia degli alvei e l’assenza di precauzioni strutturali lungo gli argini hanno provocato notevoli danni e pesanti allagamenti, paralizzando intere aree urbane. Un disastro che avrebbe dovuto fungere da definitivo campanello d’allarme per l’amministrazione e gli enti competenti, dimostrando concretamente come la sicurezza idraulica non possa essere trattata come un’opzione secondaria.

Passata la tempesta, dimenticati gli interventi

Oggi che il peggio è passato e l’inverno è alle spalle, la lezione sembra tuttavia essere stata già rimossa. Smaltita la paura dei fiumi in piena, tutti gli interventi urgenti di messa in sicurezza e la necessaria pulizia costante degli argini sono finiti dritti nel dimenticatoio. Le sponde dei due fiumi, che avrebbero dovuto essere al centro di un piano straordinario di manutenzione per evitare il ripetersi di simili scenari, versano nuovamente in uno stato di desolante incuria.

A sollevare con forza la questione è Giacomo Mancini, esponente della Direzione del PD Calabria e già parlamentare socialista, che focalizza l’attenzione anche sul degrado dei collegamenti pedonali:

“Le passerelle sul Crati e sul Busento non sono semplici infrastrutture. Sono il simbolo di una città che negli ultimi anni ha smesso di prendersi cura di ciò che ha. Molte passerelle oggi sono chiuse, abbandonate. Alcune non esistono più, nonostante consentissero di collegare quartieri, persone e luoghi della città. In cinque anni nessuno ha pensato di ripristinarle, sostituirle o realizzarne di nuove”.

Un monito rimasto inascoltato

Il legame tra i danni di febbraio e l’attuale immobilismo è il fulcro della critica di Mancini, che sottolinea come l’inondazione di pochi mesi fa avesse lasciato un monito chiarissimo: la manutenzione e la sicurezza degli argini sono fondamentali. Tuttavia, basta guardarsi intorno per rendersi conto che, una volta asciugato il fango, non è stato fatto nulla.

Secondo Mancini, Cosenza deve superare la logica dell’emergenza occasionale e ritrovare una visione strategica a lungo termine:

  • Sicurezza e decoro: Trasformare gli argini in luoghi sicuri, curati e accessibili per lo sport e il tempo libero.

  • Cura dell’ambiente urbano: Interrompere l’abbandono per restituire alla comunità aree verdi e azzurre.

  • Connessione sociale: Riaprire le passerelle per ricucire i quartieri della città oggi frammentati e isolati.

La sfida per il futuro di Cosenza resta dunque quella di smettere di considerare il Crati e il Busento come un costante pericolo da ignorare fino alla prossima pioggia, per tornare a valorizzarli come una straordinaria risorsa ambientale e sociale.