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Filcams CGIL: “L’esodo dei giovani dalla Calabria non si ferma con i soli sgravi fiscali”

L’emigrazione giovanile e lo spopolamento dei territori calabresi rimangono dinamiche centrali nel dibattito sullo sviluppo socioeconomico della regione. La partenza di laureati, professionisti e giovani qualificati verso altre realtà geografiche risponde a precise carenze strutturali del mercato del lavoro locale, che non riesce a offrire prospettive adeguate alle nuove generazioni, frenando di conseguenza la crescita del tessuto produttivo.

Il limite della leva fiscale e la necessità di interventi strutturali

Il dibattito recente si concentra spesso sull’efficacia delle agevolazioni fiscali come principale strumento di attrazione e ritenzione delle risorse umane. Tuttavia, l’analisi dei flussi migratori evidenzia che la riduzione della pressione fiscale, pur essendo uno strumento utile, non è sufficiente a invertire la tendenza senza una strategia di sviluppo a lungo termine.

Il fenomeno della cosiddetta restanza, intesa come la scelta di rimanere e investire nel proprio territorio di origine, rischia di rimanere una narrazione astratta se non supportata da condizioni concrete. La possibilità di costruire un percorso di vita in Calabria è strettamente legata alla qualità dell’occupazione disponibile.

Il contrasto alla precarietà e al lavoro sommerso

Le principali cause dell’allontanamento dei giovani sono da individuare nella diffusione del lavoro precario, nelle retribuzioni insufficienti e nella persistenza del fenomeno del lavoro nero. Per arginare l’esodo delle competenze, diventa prioritario lo sviluppo di politiche attive incentrate sulla creazione di posti di lavoro stabili e dignitosi.

Secondo Valerio Romano, Segretario Generale Filcams CGIL Area Metropolitana di Reggio Calabria, la situazione richiede un cambio di rotta deciso:

“I giovani continuano a lasciare la nostra regione non perché pagano troppe tasse, ma perché troppo spesso non trovano lavoro, o trovano lavoro precario, sottopagato e, in molti casi, ancora in nero.”

Il rappresentante sindacale sottolinea come il fenomeno migratori colpisca le migliori energie della regione e interroga direttamente le istituzioni sulle reali prospettive offerte alle nuove generazioni:

“Perché restare se non si hanno opportunità di futuro? Perché restare se il lavoro è precario, sottopagato o addirittura in nero? Perché restare se per realizzare le proprie aspirazioni si è costretti a partire?”

Le priorità per il rilancio economico regionale

La transizione verso un modello economico sostenibile in Calabria richiede interventi mirati in diversi settori chiave. Oltre al potenziamento delle infrastrutture e al sostegno diretto alle imprese che innovano, è fondamentale valorizzare il comparto turistico e avviare una lotta rigorosa contro lo sfruttamento e l’irregolarità contrattuale.

La creazione di un contesto lavorativo sicuro e giustamente remunerato rappresenta l’unico presupposto per offrire ai giovani una motivazione valida per rimanere e, al contempo, per incentivare il rientro di chi ha già lasciato la regione. Come evidenziato da Romano, l’obiettivo principale deve essere quello di una trasformazione profonda delle condizioni di partenza:

“La vera sfida non è una leva fiscale. La vera sfida è trasformare la restanza da scelta eroica a scelta possibile.”