Il processo a carico di M.B.C., quarantaduenne di nazionalità romena, si è concluso con una piena assoluzione. L’uomo era stato accusato di maltrattamenti in famiglia e di ripetute violenze nei confronti della compagna. Il giudice Tiziana Macrì ha prosciolto l’imputato con la formula “perché il fatto non sussiste”, respingendo la richiesta di condanna avanzata dalla Procura, che aveva sollecitato una pena di quattro anni e sei mesi di reclusione.
Le accuse e lo sviluppo del dibattimento
La vicenda giudiziaria era scaturita dalle denunce presentate dalla donna, la quale aveva descritto una serie di violenze fisiche e psicologiche subite all’interno delle mura domestiche. Tra gli episodi più gravi contestati dall’accusa figurava un presunto pestaggio che avrebbe causato alla persona offesa un trauma facciale, con la conseguente necessità di sottoporsi a un intervento chirurgico.
La ricostruzione della difesa
Nel corso del dibattimento, l’avvocato difensore Francesca Comito ha contrastato la tesi accusatoria, mettendo in discussione l’attendibilità della ricostruzione offerta dalla parte civile. La linea difensiva ha sostenuto che le lesioni subite dalla donna fossero riconducibili a una caduta accidentale e non a un atto di violenza da parte del compagno. A supporto di questa versione, la difesa ha depositato documentazione sanitaria inerente allo stato di salute psichiatrica della donna, richiamando precedenti ricoveri e problematiche cliniche pregresse, fattori considerati determinanti nel valutare la credibilità delle dichiarazioni rese.
Il superamento delle misure di prevenzione
Il caso aveva precedentemente portato all’adozione di rigorose misure di prevenzione. L’anno scorso, infatti, il Tribunale aveva applicato nei confronti dell’uomo la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, associata al divieto di soggiorno e al divieto di avvicinamento alla persona offesa. Tale provvedimento era stato emesso accogliendo una proposta congiunta della Procura della Repubblica e della Questura di Vibo Valentia, formulata sulla base degli indizi raccolti nella fase preliminare delle indagini. La sentenza emessa dal Tribunale di Vibo Valentia ha ridefinito il quadro della vicenda, stabilendo che le accuse non hanno trovato un riscontro sufficiente nel corso dell’istruttoria dibattimentale.



