Il dibattito sulla gestione delle risorse destinate alla sanità regionale si arricchisce di un nuovo capitolo focalizzato sul servizio di elisoccorso e sul bilanciamento tra investimenti nei cieli e interventi sul territorio. La questione è al centro di un’interrogazione a risposta scritta presentata al Presidente della Giunta regionale, mirata a fare chiarezza sulla sostenibilità economica di un servizio cruciale ma estremamente oneroso.
Il nodo dei costi e il peso sul bilancio sanitario
Il punto di partenza della riflessione risiede nelle cifre liquidate per il mantenimento del servizio. Secondo quanto emerso, l’importo complessivamente erogato dall’Asp di Cosenza al gruppo imprenditoriale che gestisce l’elisoccorso ammonta a oltre 5 milioni di euro per il solo trimestre composto dai mesi di marzo, aprile e maggio. Questa cifra si traduce in una media contabile di circa 56.000 euro al giorno.
Se tale livello di spesa dovesse mantenersi costante nel tempo, il costo teorico su base annua supererebbe la soglia dei 20 milioni di euro. Si tratta di un impegno finanziario imponente per il comparto sanitario che, se da un lato dimostra la disponibilità di fondi per l’erogazione di prestazioni specifiche, dall’altro solleva interrogativi sulla distribuzione strategica delle risorse pubbliche.
Le criticità del soccorso territoriale e lo stato delle ambulanze
L’elisoccorso rappresenta uno strumento fondamentale in un territorio caratterizzato da una conformazione geografica complessa, stretta, lunga e prevalentemente montuosa. Tuttavia, l’analisi si sposta sulla necessità di non farne l’unica soluzione per l’emergenza, soprattutto alla luce delle persistenti difficoltà che colpiscono la rete di terra. I turni medici del servizio 118 registrano continue carenze e il soccorso su gomma sconta forti limiti strutturali.
In passato erano stati annunciati nuovi mezzi di soccorso, ma le verifiche successive hanno evidenziato criticità significative. Molte delle ambulanze introdotte nel sistema sono risultate usurate, caratterizzate da un chilometraggio elevato e vicine all’obsolescenza, configurandosi come veicoli dismessi da altre realtà regionali e non pienamente adeguati alle necessità del territorio. Vi è quindi il sospetto che l’attuale assetto organizzativo costringa a un utilizzo dell’elisoccorso superiore rispetto a quanto sarebbe strettamente necessario, proprio a causa delle debolezze della rete stradale.
Le richieste della commissione Sanità per un piano straordinario
L’iniziativa ispettiva mira a comprendere l’effettivo rapporto tra costi e benefici del servizio aereo e a sollecitare un cambio di rotta nella programmazione sanitaria. La richiesta principale si concentra sul potenziamento della rete d’emergenza-urgenza attraverso un investimento concreto sul personale, prendendo come riferimento virtuoso i modelli già applicati in altre regioni, come la Puglia, per quanto riguarda l’abbattimento delle liste d’attesa.
La vicepresidente della Commissione Sanità, Rosellina Madeo, ha formalizzato il proprio posizionamento sulla questione spiegando la ratio dell’intervento ispettivo: “Dimmi come spendi e ti dirò che visione di sviluppo hai. L’elisoccorso è un mezzo strettamente necessario nella nostra regione stretta, lunga e in prevalenza montuosa. Ma non può e non deve essere l’unica soluzione, oltretutto a costi che, ad oggi, suonano esorbitanti. Ho depositato dunque un’interrogazione al Presidente e alla sua Giunta per capire il reale rapporto tra costi e benefici, se una spesa così importante possa davvero essere sostenuta nel tempo e soprattutto se, al netto dell’elisoccorso, la Maggioranza pensi davvero a risollevare la Sanità attraverso il potenziamento della rete di emergenza-urgenza, un investimento consistente sul personale e a delle formule vincenti per abbattere le liste d’attesa.”
L’interrogazione punta a verificare se la Giunta intenda varare un piano straordinario di rafforzamento del sistema territoriale. Gli obiettivi indicati riguardano il reclutamento e la stabilizzazione di medici d’emergenza, infermieri e figure dell’area critica, insieme a una rimodulazione delle risorse economiche che permetta di potenziare i mezzi su gomma e ridurre il ricorso ai vettori aerei laddove l’efficienza organizzativa lo consenta.



