Dall’11 al 13 luglio il territorio calabrese diventa lo scenario della prima edizione di T.R.A.C.C.E., acronimo di Turismo Rurale Antico: Cammini, Cultura ed Esperienze. L’iniziativa è interamente dedicata al cammino lento della transumanza, l’antica pratica pastorale di migrazione stagionale del bestiame lungo i tratturi, finalizzata alla ricerca di condizioni climatiche e pascoli migliori.
Il percorso di questa manifestazione rural-turistica si snoda attraverso una serie di comuni densi di storia e tradizioni, tra cui Caraffa di Catanzaro, Settingiano, Triolo, Gimigliano, Sorbo San Basile e Taverna. L’evento, volto a richiamare e valorizzare le radici profonde del territorio, si concluderà lunedì prossimo presso la Cittadella regionale.
Da pratica millenaria a patrimonio dell’umanità
Quando si parla di transumanza la memoria scolastica evoca spesso i celebri versi di Gabriele D’Annunzio dedicati ai pastori abruzzesi che lasciano gli stazzi per scendere verso l’Adriatico selvaggio. Storicamente, la pratica consisteva nello spostamento degli animali dai pascoli in quota dei monti abruzzesi e molisani verso le pianure più miti del Tavoliere delle Puglie e del Gargano. Esiste tuttavia una significativa transumanza calabrese, una tradizione secolare che oggi ha ottenuto un definitivo riconoscimento globale, essendo stata dichiarata dall’Unesco patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Questa millenaria consuetudine rappresenta anche una metafora del cammino dell’uomo e del bovino, un legame indissolubile iniziato circa 10.000 anni fa con la domesticazione degli animali. Il legame tra comunità rurali e cicli naturali trova un’efficace descrizione nelle parole dell’agricoltore James Rebanks, che nel volume “Vita di un Pastore” evidenzia la continuità di questo stile di vita: “Niente inizia e niente finisce. Il sole sorge e tramonta ogni giorno, le stagioni vanno e vengono. Le fattorie e le greggi restano, più della vita di una singola persona. Nasciamo, viviamo, lavoriamo e moriamo, spazzati via come le foglie di quercia portate dal vento sulla nostra terra in inverno. Ciascuno di noi è una minuscola parte di qualcosa che permane, qualcosa che è solito, reale è vero. Il nostro stile di vita rurale ha radici che affondano da oltre 5000 anni nel suolo di questa regione”.
Il saggio sulla transumanza calabrese e la storia dell’allevamento
La specificità della transumanza in Calabria è stata oggetto di una ricerca culturale che si è tradotta prima in una mostra e successivamente in un saggio di 200 pagine intitolato “Figli del Minotauro. Storie di uomini e animali”, presentato al pubblico nel corso dell’estate del 2022. Il volume è stato curato dal regista e critico Eugenio Attanasio, presidente della Cineteca della Calabria, e dal fotografo d’arte e di storia Antonio Renda.
L’opera approfondisce l’evoluzione del rapporto tra uomo e mondo animale attraverso quattro capitoli strutturati:
Il primo capitolo esplora la preistoria, esaminando l’arte del paleolitico, la grotta del Romito, le raffigurazioni di Altamira e Lascaux, fino alle origini dell’allevamento e ai siti di Gobekli Tepe e Catal Huyuk.
Il secondo capitolo analizza il legame tra mitologia e iconografia, focalizzandosi sul culto del toro nel Mediterraneo, sulla taurocatapsia, sulle testimonianze in Calabria e sul mito del Minotauro e della tauromachia.
Il terzo capitolo entra nel dettaglio della storia dell’allevamento in Calabria, con cenni storici sull’agricoltura calabrese nel Settecento tratti dagli scritti di Grimaldi, per poi concentrarsi sulle figure dei pastori e sull’adattamento del bovino podolico al pascolo della Sila.
Il quarto e ultimo capitolo è dedicato all’attualità della transumanza come patrimonio Unesco, descrivendo la vita sull’altopiano e i suoni caratteristici di questa pratica, arricchendo il testo con un’ampia sezione di fonti bibliografiche.



