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Taureana di Palmi celebra San Fantino il Cavallaro, tra fede e tradizione millenaria

Il rumore degli zoccoli sul piazzale, la presenza solenne dei cavalli schierati davanti alla chiesa e il passaggio di un’icona bizantina tra le strade cittadine. Ogni 24 luglio la comunità di Taureana di Palmi si raccoglie per celebrare la festa di San Fantino il Vecchio, conosciuto storicamente anche come il Taumaturgo o San Fantino il Cavallaro. Rappresenta la figura di santo più antica della Calabria storicamente documentata, una testimonianza di fede e vita rurale risalente a oltre 1.600 anni fa.

Il programma e lo storico rito dei ventiquattro cavalieri

La ricorrenza liturgica, organizzata dalla Parrocchia di San Fantino, prevede la recita del Santo Rosario alle 18.00 e la celebrazione della Santa Messa alle 18.30 nel piazzale esterno. Segue il momento centrale della giornata: la benedizione dei cavalli e dei cavalieri, accompagnata dal suggestivo rito dell’inchino degli animali di fronte all’icona del patrono.

La tradizione stabilisce la presenza di 24 cavalli con i rispettivi cavalieri, un numero simbolico legato alla data del 24 luglio. Al termine della benedizione si avvia la processione che conduce l’immagine sacra dalla chiesa parrocchiale fino al complesso dell’antica cripta.

La storia del Taumaturgo e il miracolo del fiume Petrace

Nato a Taureana attorno al 293-294 d.C. e deceduto nel 336, San Fantino viene ricordato dal Martirologio Romano con la dicitura: “A Tauriana in Calabria, san Fantino il Vecchio, detto il Taumaturgo”. La storia narra la sua giovinezza trascorso come custode delle cavalle del patrizio pagano Balsamio, mansione da cui deriva l’appellativo di Cavallaro.

In un’epoca di persecuzioni clandestine, Fantino usava segretamente gli animali durante la notte per aiutare i contadini indigenti nella trebbiatura del grano. Scoperto e inseguito da Balsamio, il santo fuggì verso il fiume Metauro (l’attuale Petrace) in piena. Secondo i racconti agiografici, Fantino percosse l’acqua con una verga pronunciando la formula: “Fermati, Metauro. Passa Fantino, servo di Dio”. Il fiume aprì il passaggio, consentendogli di attraversare e spingendo Balsamio alla conversione di fronte al prodigio.

La cripta e la devozione ecumenica a Taureana

La sepoltura di San Fantino avvenne nel luogo in cui sorgeva la villa del suo signore. In questo ambiente ipogeo di origine romana si sviluppò il complesso paleocristiano di Taureana, documentato già dal 590 d.C. e considerato il luogo di culto cristiano più antico della regione. Il sito è stato recuperato e valorizzato dall’impegno dei volontari del Movimento culturale San Fantino.

Vissuto prima dello scisma tra la Chiesa di Roma e le Chiese d’Oriente, il santo è riconosciuto come un ponte spirituale tra cattolici e ortodossi. La processione del 24 luglio ripercorre così un tragitto ricco di memoria, che dalla chiesa moderna riporta la comunità al cuore storico della devozione bizantina e calabra.