Alla Tonnara di Bivona, in occasione della presentazione del libro Il mare d’inverno, scritto a quattro mani con Camillo Falvo, lo scienziato Silvio Greco ha offerto una chiave di lettura rigorosa e priva di allarmismi sulle trasformazioni in atto nel bacino mediterraneo. Al centro dell’attenzione vi è il tratto di costa vibonese che si snoda da Pizzo fino a Tropea, passando per Bivona, Vibo Marina, Briatico, Zambrone e Parghelia: un ecosistema marino dal valore inestimabile che richiede conoscenza e tutela.
Uno hotspot di biodiversità nel cuore del Mediterraneo
Nel valutare lo stato di salute delle acque regionali, Greco prende le distanze dalle visioni opposte dell’idillio perfetto o del degrado irreversibile. Forte di un’esperienza maturata negli oceanografici di tutto il mondo, Antartide compresa, lo studioso definisce il patrimonio marino calabrese con parole chiare: “Avendo visto anche molte isole del Pacifico, posso dire che quello calabrese è tra i mari più belli del Mediterraneo”.
La peculiare posizione geografica della regione ne fa uno snodo strategico per l’osservazione delle dinamiche ecologiche globali. La Calabria rientra infatti nel percorso delle specie provenienti dal Mar Rosso e dall’oceano Indo-Pacifico. “La Calabria è uno hotspot di biodiversità perché si trova sulla rotta dei cosiddetti migranti lessepsiani”, spiega Greco, ricordando l’origine storica della definizione: “Lesseps era un architetto francese che disegnò il Canale di Suez, da qua il nome migranti lessepsiani”.
L’aumento della temperatura dell’acqua favorisce lo spostamento verso occidente di questi organismi. Sebbene non tutti riescano ad insediarsi o rappresentino un pericolo, alcuni richiedono un monitoraggio costante.
Il pesce scorpione e i rischi da contatto
Tra le specie aliene giunte nel Mediterraneo figura il pesce scorpione (Pterois miles), caratterizzato da una livrea vistosa e da pinne appariscenti. Pur invitando alla cautela, lo scienziato ne ridimensiona la pericolosità diretta, ricordando che l’animale possiede “una neurotossina molto, molto, molto, molto fastidiosa”, ma precisando che “per fortuna è un pesce che sta negli scogli”.
Il rischio principale non deriva da un atteggiamento aggressivo della specie nei confronti dell’uomo, ma dal contatto accidentale o dalla manipolazione incauta da parte di subacquei e pescatori. La presenza del pesce scorpione in territorio calabrese è stata confermata ufficialmente nel giugno 2023 da Ispra e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, a seguito di due segnalazioni: un esemplare catturato a Le Castella, nel Crotonese, a circa 24 metri di profondità, e uno fotografato a Marina di Gioiosa Ionica a circa 12 metri di profondità.
Ispra ha ricordato come le lunghe spine velenose disposte sulle pinne mantengano la propria carica tossica per 24-48 ore dopo la morte dell’animale, rendendo necessaria la massima attenzione anche di fronte a esemplari privi di vita.
La caravella portoghese: una colonia complessa
Diversa è la questione relativa alla caravella portoghese (Physalia physalis). “Il tema della caravella portoghese è ancora più complesso”, puntualizza Greco. Comunemente scambiata per una medusa, la caravella portoghese è in realtà un sifonoforo, ovvero una colonia strutturata di organismi differenti con mansioni distinte: “La caravella portoghese è un organismo complesso: sono tre organismi in uno. Un organismo serve per la navigazione, un organismo serve per la riproduzione, un organismo serve per il cibo”.
L’elemento galleggiante di colore cianico o rosato costituisce solo la parte superficiale della colonia. Sotto il pelo dell’acqua si estendono filamenti estremamente estesi. Come evidenziato dallo scienziato, “la caravella portoghese ha filamenti che possono arrivare a 25 metri”. I dati diffusi dalla NOAA indicano una lunghezza media di circa 10 metri, con apici che sfiorano i 30 metri. Trascinata esclusivamente dal vento e dalle correnti, la caravella portoghese può comparire sottocosta dopo mareggiate o venti favorevoli.
Anche una volta spiaggiata, la colonia conserva intatto il potere urticante per diverse settimane. Per questa ragione occorre evitare tassativamente qualsiasi contatto visivo ravvicinato o tattile con gli esemplari arenati sulla sabbia.
Gestione dei contatti accidentali e primi soccorsi
Sul fronte dei primi interventi in caso di contatto con tossine marine, la regola fondamentale richiamata da Greco riguarda l’inattivazione termica dei veleni. “Vi ricordo sempre, anche rispetto alle meduse, che la cosa che dovete fare è mettere una cosa calda, perché per fortuna tutte queste neurotossine sono termolabili”.
I protocolli sanitari indicano di sciacquare immediatamente la zona colpita con acqua di mare, evitando l’acqua dolce e rimuovendo delicatamente eventuali residui di tentacoli senza sfregare. Successivamente, la parte colpita va immersa in acqua calda a una temperatura di circa 45 gradi per 20 minuti. Sono da evitare metodi improvvidi come lo sfregamento con sabbia, l’uso di sostanze alcoliche o aceto.
Nel caso del pesce scorpione, le punture richiedono una tempestiva valutazione medica. È fondamentale richiedere l’intervento d’urgenza attraverso il numero unico 112 qualora insorgano complicazioni sistemiche, quali difficoltà respiratorie, tumefazione dei cavi orali, capogiri o alterazioni dello stato di coscienza.



