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Emergenza nel carcere di Corigliano Rossano: scatta lo stato di agitazione dopo l’ennesima violenza

Scatta l’allarme rosso all’interno del carcere di Corigliano Rossano. A seguito dell’ennesimo episodio di violenza consumatosi tra le mura della struttura penitenziaria, il sindacato Sappe ha proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale, convocando d’urgenza un vertice per affrontare una situazione gestionale ormai oltre il limite di guardia. A far traboccare un vaso già colmo sono state le recenti intemperanze di alcuni reclusi con problematiche specifiche, culminate in un’aggressione diretta che ha visto coinvolta la stessa comandante di reparto dell’istituto.

Sovraffollamento e carenza di organico: i dati della crisi

A margine della riunione d’emergenza svoltasi direttamente nell’istituto rossanese, i rappresentanti sindacali hanno tracciato un quadro drammatico che riflette una crisi di sistema su scala nazionale.

Il segretario generale aggiunto del Sappe, Giovanni Battista Durante, ha sottolineato la gravità del contesto generale: “Si gestiscono oltre 15.000 detenuti in più rispetto ai posti previsti”. La struttura di Rossano subisce pesantemente il peso di questa sovrapressione, alla quale fa da specchio un deficit strutturale di personale. Sul territorio nazionale si contano infatti “circa 4.000 agenti in meno”, e la forza operativa locale appare visibilmente sottodimensionata, con la necessità di un ampliamento e di una revisione immediata. Questa pressione costante si traduce in cifre impressionanti, considerando che ogni anno si registrano “circa 2.000 aggressioni ai danni della Polizia penitenziaria”.

L’appello del sindacato per un intervento delle istituzioni

Le criticità registrate nel penitenziario jonico riflettono una sofferenza diffusa in tutta la regione. Francesco Ciccone, consigliere nazionale e segretario regionale del Sappe, ha evidenziato come le difficoltà di Rossano siano in realtà comuni a “tutti i penitenziari della Calabria”.

L’istituto sconta una combinazione critica tra l’inadeguatezza della dotazione organica e la gestione di reclusi affetti da disturbi psichiatrici. Una condizione che complica le dinamiche interne, portando una parte della popolazione carceraria a condotte “che superano ogni limite del rispetto delle regole”. Da qui nasce la richiesta di una presenza concreta da parte delle istituzioni centrali e dell’amministrazione penitenziaria per porre un freno definitivo a questo scenario di insicurezza.