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Ennesima aggressione in carcere: a Rossano agente finisce in Pronto Soccorso

Non si ferma la spirale di violenza che continua a decimare inesorabilmente le fila della Polizia Penitenziaria. Nella mattinata odierna, l’Istituto Penitenziario di Rossano è stato teatro dell’ennesima e brutale aggressione ai danni del nostro personale, perpetrata ancora una volta all’interno della sezione “Nuovi Giunti”. A dare la notizia, la segreteria locale AL.Si.P.Pe.
Per futili motivi, legati al mancato soddisfacimento di pretese personali e arbitrarie, un detenuto ha scagliato con inaudita violenza un fornelletto (adibito al riscaldamento di cibi e vivande) contro un nostro Agente, il quale è stato costretto a ricorrere alle cure del locale Pronto Soccorso.

La sezione “Nuovi Giunti”: un ricettacolo di Disagio
La sezione “Nuovi Giunti” della CR Rossano, afferma il Segretario Regionale dott. Roger Durante, si è ormai trasformata in un vero e proprio imbuto gestionale, un ricettacolo promiscuo in cui vengono stipati soggetti problematici di varia natura: dai detenuti in isolamento, a quelli con conclamate patologie psichiatriche, fino ai ristretti sottoposti al regime di sorveglianza particolare ex art. 14-bis dell’Ordinamento Penitenziario (Legge 354/1975).
Gli Istituti di pena, continua il sindacalista, in aderenza al dettato dell’art. 27 della Costituzione, vanno concepiti per garantire la rieducazione del condannato e l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale in condizioni di assoluta salubrità e sicurezza, sia per chi vi è recluso sia per chi vi opera in rappresentanza dello Stato. Non possono e non devono essere ridotti a meri “contenitori” del disagio sociale e psichiatrico.

Il fallimento delle riforme e le nostre richieste.
Questa Organizzazione Sindacale denuncia da tempo, inascoltata, due criticità sistemiche che stanno portando le carceri italiane al punto di non ritorno:
1. La gestione dei soggetti ex Art. 14-bis O.P.: È ormai indifferibile l’opportunità di istituire Istituti, o sezioni dedicate e strutturalmente isolate, atti a ospitare esclusivamente i detenuti sottoposti al regime di sorveglianza particolare. Tali sezioni devono essere affidate alla gestione specializzata del G.O.M. (Gruppo Operativo Mobile), sollevando il personale delle sezioni ordinarie da un carico di tensione insostenibile.
2. La disfatta della sanità penitenziaria: L’aggressione odierna è l’ennesimo sintomo del totale fallimento del passaggio della medicina penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale (DPCM 1° aprile 2008) e degli effetti collaterali derivanti dalla Legge 81/2014, che ha sancito la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG). Le REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) sono insufficienti, oltre che inadeguate, e le carceri si sono trasformate in manicomi occulti, scaricando sulla Polizia Penitenziaria incombenze sanitarie e psichiatriche per le quali non è formata né equipaggiata.

Appello alle Istituzioni
Esprimiamo la nostra massima vicinanza e solidarietà al collega ferito, augurandogli una pronta guarigione, continua Durante.
Chiediamo con forza alle Istituzioni – a livello locale, al Provveditorato Regionale (PRAP) e ai vertici centrali del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e del Ministero della Giustizia – di assumersi, ognuna per la propria parte, le dovute responsabilità. È imperativo adoperarsi immediatamente per migliorare le condizioni di lavoro e di sicurezza negli Istituti della Repubblica.
Intanto, improcrastinabile è dar seguito, senza indugio, al contenuto previsto dalle vigenti circolari dipartimentali procedendo all’allontanamento immediato (anche fuori regione) del detenuto violento!
Continuare a ignorare queste criticità significa rendersi complici di un sistema attualmente pericoloso, inefficace e inefficiente. Il tempo delle promesse è finito, servono tutele reali per i servitori dello Stato.