Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per la grave situazione in cui versa il servizio di dialisi dell’ospedale di Crotone. Il protrarsi per settimane del malfunzionamento dell’impianto di osmosi ha costretto la struttura a ridurre le postazioni operative e a riorganizzare i trattamenti. Una condizione che va oltre il semplice disguido tecnico e che solleva interrogativi immediati sulla gestione e sulla programmazione delle emergenze.
Malfunzionamento dell’impianto e criticità gestionali
L’impossibilità di ripristinare tempestivamente il macchinario sta provocando forti disagi. Quando sono coinvolte terapie salvavita, le problematiche legate alla manutenzione o all’approvvigionamento dei componenti non possono ripercuotersi sulla vita dei pazienti. Medici, infermieri e operatori sanitari stanno lavorando intensamente per compensare i buchi organizzativi e garantire le cure, ma lo sforzo del personale rende ancora più evidente la falla a livello amministrativo. Le giustificazioni relative ai rallentamenti estivi per il reperimento delle forniture non appaiono sostenibili quando si tratta di un servizio vitale.
Le ombre sulla coerenza aziendale e la richiesta di trasparenza
La vicenda evidenzia inoltre una palese contraddizione con il progetto “Dialisi Vacanze 2026”, promosso dall’Azienda sanitaria provinciale per ampliare l’offerta durante la stagione estiva. Non è comprensibile come si possa programmare l’accoglienza straordinaria mentre l’infrastruttura ordinaria affronta criticità così prolungate. A fronte dell’iniziativa di Fintred di valutare azioni legali, il CNDDU sostiene che le istituzioni abbiano il dovere pubblico di chiarire le dinamiche dell’accaduto, fornendo la data certa del ripristino dell’impianto e spiegando i motivi per cui i protocolli di emergenza non abbiano funzionato.
La tutela della salute come dovere costituzionale
Il richiamo finale riguarda il rispetto dei principi fondamentali della Carta costituzionale. L’articolo 32 della Costituzione impone la tutela della salute come diritto effettivo e continuo, specialmente verso chi vive una condizione di estrema vulnerabilità. L’inefficienza organizzativa non può essere trasferita sui malati, costretti a subire attese e disagi per una terapia da cui dipende la sopravvivenza. Il CNDDU chiede interventi immediati e l’accertamento delle responsabilità per un ritardo non più giustificabile.



