La seconda edizione dello Scolacium Docu Film Fest si è conclusa a Soverato dopo cinque serate interamente dedicate alla riscoperta della memoria musicale italiana. La rassegna, diretta da Gianvito e Alessandro Casadonte, ha proposto un itinerario tra immagini e parole per ripercorrere le vite e le opere di alcune figure centrali della canzone d’autore. Il percorso, avviato con gli appuntamenti dedicati a Giorgio Faletti, Edoardo Bennato e Brunori Sas, si è chiuso con il focus su Riccardo Cocciante e Rino Gaetano. L’iniziativa è stata realizzata con il sostegno della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura e del Comune di Soverato.
Il primo ritratto ufficiale di Riccardo Cocciante
Tra i momenti centrali della rassegna figura la proiezione di Il mio nome è Riccardo Cocciante, il docufilm firmato da Stefano Salvati che rappresenta la prima opera biografica ufficiale incentrata sulla carriera del cantautore. Durante l’incontro con il pubblico, il regista ha spiegato il percorso di fiducia nato con l’artista per arrivare alla realizzazione dell’opera.
“È un lavoro di cui vado molto orgoglioso. Cocciante non aveva mai consentito di realizzare, durante la sua lunga carriera, un prodotto ufficiale. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui tante volte, c’è grande stima reciproca e dopo quattro anni mi ha dato l’ok, affidandosi così tanto che il docufilm non lo ha ancora visto”, ha dichiarato Stefano Salvati, rimarcando anche il legame con il territorio ospitante: “Qui noto sempre una grande accoglienza e mi piacerebbe molto realizzare qualcosa”.
L’omaggio a Rino Gaetano e il valore dei dibattiti
La rassegna è giunta al termine con la visione di Rino Gaetano, Sempre più blu, documentario diretto da Giorgio Verdelli e co-scritto con Luca Rea. L’opera punta a restituire la complessità del cantautore di origini calabresi, superando le letture più edulcorate o superficiali legate alla sua figura. La serata conclusiva è stata accompagnata dall’esibizione dal vivo di Michele Amadori, tastierista della Rino Gaetano Band.
“Rino non era mai stato raccontato cinematograficamente, veniva sottovalutato perché ci si fermava spesso alla superficie. Questa cosa l’ha penalizzato molto ma, paradossalmente, oggi l’ha fatto riscoprire e amare dai giovani. Rino era uno sperimentatore e nelle sue canzoni c’è il lavoro, la povertà, la disoccupazione, temi legati alla calabresità, alla sua terra e al mare dove tornava spesso”, ha spiegato Giorgio Verdelli durante il dibattito.
I confronti con i registi, moderati da Maria Francesca Gagliardi, hanno offerto al pubblico spunti di approfondimento sul lavoro di ricerca d’archivio e sulle scelte di montaggio narrativo.
“Lo Scolacium Docu Film Fest chiude così la seconda edizione riaffermando il grande valore della memoria musicale italiana e la capacità del cinema documentario di mantenerla viva specialmente tra le nuove generazioni. Un percorso che assume ancora più senso attraverso il coinvolgimento del territorio e della comunità”, ha espresso il direttore artistico Gianvito Casadonte a conclusione della manifestazione.



