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Scarcella scrive all’Antimafia: «Da chi mi devo difendere, dalla criminalità o dallo Stato?»

Una lettera dai toni accorati, ma al tempo stesso improntata a una precisa rivendicazione istituzionale. Il sindaco di Gioia Tauro, avvocato Simona Scarcella, ha inviato una missiva alla presidente della Commissione parlamentare antimafia, onorevole Chiara Colosimo, per sottoporre alla sua attenzione una vicenda che investe direttamente la sicurezza della sua famiglia e il rapporto tra cittadini, amministrazioni e istituzioni dello Stato.

L’iniziativa si inserisce in un contesto già segnato dall’invio, avvenuto il 10 aprile, di una commissione di accesso presso il Comune da parte del prefetto di Reggio Calabria per verificare l’eventuale sussistenza di infiltrazioni mafiose. Scarcella precisa tuttavia che il suo appello non intende intervenire sulle attività della commissione, bensì richiamare l’attenzione su interessi supremi e su una situazione che ritiene doveroso portare all’attenzione del Parlamento.

Denunce sulle criticità e adozione dei provvedimenti

Subito dopo il proprio insediamento, l’amministratrice afferma di essersi accorta di gravi criticità all’interno dell’ente, alcune delle quali riconducibili a possibili infiltrazioni di carattere criminale. Tali circostanze sono state segnalate alla Prefettura e alle forze dell’ordine, accompagnando le segnalazioni con provvedimenti concreti adottati nell’interesse supremo della legalità e della trasparenza, poi consegnati anche alla commissione di accesso. Alcune parti della lettera sono state omesse perché riservate e contrassegnate con la dicitura omissis, in quanto elementi sottoposti esclusivamente alle autorità competenti.

I proiettili nella busta e l’intimidazione alla famiglia

Il passaggio più drammatico riguarda due episodi denunciati alle autorità. Il primo risale al dicembre 2025, quando il primo cittadino sostiene di aver ricevuto presso la propria abitazione una busta anonima contenente un messaggio di auguri per le festività e sette proiettili, di cui quattro di calibro riconducibile al Kalashnikov e tre calibro 9×21 Parabellum, fatti subito denunciati ai carabinieri e alla Prefettura.

Il secondo episodio si colloca al 25 agosto, con una nuova missiva anonima recapitata a casa contenente un’intimidazione esplicita: «Se scrivi ancora ti scanniamo i figli e il cane». Le parole si riferiscono ai due figli di 24 e 19 anni, soliti uscire la sera con l’animale domestico. Chi ha scritto dimostra di conoscere non solo le denunce presentate prima alle forze dell’ordine e poi alla commissione di accesso, ma anche le abitudini della famiglia.

La richiesta di protezione e l’assenza di risposte

Il 26 agosto la sindaca ha scritto alla Prefettura di Reggio Calabria per denunciare l’intimidazione e chiedere l’attivazione delle forme di tutela previste dalla legge, senza ricevere alcuna risposta formale o informale. A distanza di undici giorni, a seguito della diffusione della notizia sugli organi di stampa, la Prefettura ha comunicato la convocazione di una riunione tecnica di coordinamento motivata da notizie apprese sui social. L’assenza di comunicazioni dirette sulle determinazioni assunte lascia irrisolto il nodo centrale sulle misure di protezione che lo Stato intenda concretamente adottare. I figli vivono da giorni in una condizione di isolamento forzato, mentre le persone riprese dalle telecamere di sorveglianza continuerebbero a circolare liberamente.

L’appello alle istituzioni e al ministero dell’Interno

Attraverso la lettera inviata all’onorevole Colosimo, si chiede che l’intervento venga portato all’attenzione del Parlamento per conoscere le misure di tutela previste, auspicando un’audizione presso la Commissione nazionale antimafia e un intervento presso il ministro dell’Interno affinché a Gioia Tauro venga garantita la giustizia attesa dalla popolazione. Nel testo viene richiamata la figura di Ilaria Cucchi come esempio di tenacia civile nel trasformare una vicenda familiare in una battaglia di giustizia.

«Mi chiedo se io da madre debba aspettare che i miei figli vengano ammazzati per uno Stato che fa finta di non vedere e di non sentire», dichiara Scarcella nella missiva, aggiungendo: «Mi chiedo se la città di Gioia Tauro sia terra di nessuno o faccia parte dello Stato italiano, sia soggetta alle leggi della Costituzione, e se per un sindaco valga la pena denunciare la criminalità organizzata». Il documento si chiude con un interrogativo rivolto alle istituzioni: «Da chi mi devo difendere? Da chi li devo difendere? Dalla criminalità organizzata o dallo Stato?».