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Progetto Montagna, l’allarme del M5S: «Sulle stabilizzazioni nessun impegno chiaro della Regione, bilanci comunali a rischio dal 2030»

Non accenna a placarsi la polemica attorno alla vertenza che coinvolge 320 lavoratori del Progetto Montagna, di cui 173 impiegati nel Comune di San Giovanni in Fiore. Al centro del dibattito, l’esito del vertice tenutosi tra i sindaci dei centri della Sila e della Presila cosentina — San Giovanni in Fiore, Longobucco e Bocchigliero — e gli assessori regionali Giovanni Calabrese e Gianluca Gallo. Un incontro nato per definire il futuro di un bacino di personale inserito da anni in un percorso di tutela del territorio montano sulla base di un accordo tra Regione Calabria, Provincia di Cosenza e amministrazioni locali, prorogato costantemente a termine senza garanzie strutturali.

La richiesta dei verbali e i dubbi sulla copertura finanziaria

L’esito del confronto ha suscitato una presa di posizione congiunta da parte della vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino, e della capogruppo M5S in Consiglio regionale, Elisa Scutellà. Per le due esponenti pentastellate, l’elemento chiave emerso della riunione riguarda la mancanza di garanzie formalizzate, evidenziata dalla scelta dei primi cittadini di richiedere ufficialmente la redazione di un verbale.

«Di invisibile qui non ci sono solo i lavoratori, ma anche i reali impegni della Regione. La notizia è che i tre sindaci interessati, usciti dalla riunione con gli assessori Calabrese e Gallo, hanno dovuto chiedere formalmente il verbale dell’incontro. Questo significa che non c’è fiducia su quello che è stato detto a voce. E in questa vicenda hanno ragione da vendere»

secondo quanto dichiarato da Baldino e Scutellà. La critica investe l’impianto finanziario prospettato dalla Cittadella regionale, che prevederebbe un sostegno economico erogato solo per un quadriennio, per poi trasfentire per intero sui bilanci degli enti locali l’onere dei contratti a tempo indeterminato. Un’impostazione che, per il solo municipio di San Giovanni in Fiore, comporterebbe una spesa superiore a 2,3 milioni di euro all’anno.

«I Comuni coinvolti nel progetto sono Comuni piccoli delle aree interne con notorie difficoltà economiche. Sopportare da soli il costo di questi lavoratori finirebbe, fra l’altro, per irrigidire la pianta organica di modo da non poter più assumere, un domani, un ingegnere, un geometra, un agente di polizia locale. Se nel 2030 la risposta è “pagano i Comuni” questa non è una stabilizzazione: è un debito differito»

spiegano le parlamentare e la consigliera regionale, tracciando una differenza sostanziale rispetto alle stabilizzazioni storiche dei lavoratori LSU-LPU, coperte da risorse statali dedicate e permanenti.

Annunciate interrogazioni in Parlamento e in Consiglio regionale

Per fare chiarezza sulla vicenda, la rappresentanza del Movimento 5 Stelle ha annunciato l’avvio di un’azione istituzionale su più livelli. La vicepresidente Vittoria Baldino presenterà un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri del Lavoro e dell’Economia, allo scopo di verificare l’esistenza di misure volte a supportare le municipalità montane ed evitare scompensi di bilancio negli enti locali.

In sede locale, la capogruppo Elisa Scutellà depositerà un’interrogazione consiliare indirizzata al Presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, e agli assessori competenti. L’obiettivo dichiarato è l’acquisizione dei dettagli definitivi dell’intesa e la definizione precisa degli scenari finanziari previsti a partire dal 2030, per superare una gestione della vertenza caratterizzata finora da rinnovi temporanei.