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Migranti, Mons. Savino: “Il Mediterraneo è diventato uno specchio spietato in cui affoga la nostra umanità”

La 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato porta con sé una riflessione drammatica incentrata sulle vittime più vulnerabili dei viaggi della speranza: i minori. In occasione della ricorrenza, intitolata “Anche uno solo di questi bambini”, Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano all’Ionio, ha espresso una dura condanna di fronte al dramma delle tragedie in mare e dell’indifferenza delle istituzioni.

Il dramma dei minori tra traumi e radici spezzate

Il presule si è soffermato in modo profondo sul dolore subito dai più piccoli, costretti ad abbandonare contesti familiari e origini nel corso di tragitti disperati.

“Il cuore si stringe, si fa di ghiaccio pensando ai bambini. Strappati miseramente dall’utero materno, dal grembo caldo delle loro madri e della loro terra. Approdano nelle nostre comunità, con occhi che cercano un riflesso. Forse, un giorno, continueranno a sentire i loro genitori nel canto del vento o nel profumo del pane. O forse non più. Forse il mare ha già reciso per sempre quel filo invisibile, e resteranno orfani di una voce”, ha affermato Mons. Savino.

La denuncia della politica delle chiusure

La disamina si è poi allargata all’atteggiamento della politica contemporanea, accusata di arretrare di fronte alle responsabilità comunitarie e ai principi cardine di solidarietà e accoglienza.

“E noi? Di fronte a questo mistero di dolore, assistiamo a una politica che si fa sempre più negazionista, chiusa, arroccata in un’identità che si crede pura ma che è solo solitudine. Una politica che dimentica, o finge di dimenticare, che siamo tutti figli di Dio. Ci crediamo padroni di confini che il Cielo non ha mai tracciato, mentre il Mediterraneo è diventato uno specchio spietato in cui affoga la nostra umanità”, ha dichiarato il Vescovo.

Un appello all’umanità e all’integrazione

Per superare la logica delle barriere e il rifiuto sistematico delle persone in cerca di protezione, Mons. Savino ha rivolto un’accorata esortazione a rivedere l’approccio verso l’altro, rigettando la riduzione dei migranti a meri dati numerici o fattori di rischio.

“Vi chiedo, vi prego con la forza di chi ama: fermate la mano che ripudia. Fermate la mano che spinge via, che chiude il portone. E fate tacere la voce che rinchiude l’altro in una definizione, che lo riduce a numero, a categoria, a minaccia. Lasciate invece che sia una voce calda a parlarci. Una voce il cui calore ci sciolga, lentamente, fino a farci respirare in un’unica, immensa, planetaria comunità. Perché solo il calore di un abbraccio può sconfiggere il freddo dell’abisso”, ha concluso il Vescovo di Cassano all’Ionio.