L’inflazione fa registrare un’accelerazione improvvisa, spingendosi a settembre al 4,2% su base annua rispetto al +3,3% rilevato nel mese di agosto. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, si tratta della variazione più intensa osservata da tre anni a questa parte. A guidare questo incremento è in primo luogo la corsa dei prezzi dei beni energetici, le cui quotazioni sono passate dal +17,1% al +22,3%.
Anche il settore alimentare mostra dinamiche in crescita, con un indice che sale dall’1% all’1,8% trainato interamente dalla componente non lavorata, balzata dal 3,8% al 5,5%. Questo andamento si riflette direttamente sul carrello della spesa, l’indice dei prodotti ad acquisto frequente che passa dal +0,9% al +1,7%. A contribuire al quadro inflazionistico si aggiungono inoltre i rincari nel comparto dei servizi ricreativi, culturali e di cura della persona, oltre ai trasporti. L’inflazione di fondo, al netto dei beni più volatili, si attesta invece all’1,7%.
L’impatto sulle famiglie e le richieste di intervento
Dal fronte delle organizzazioni dei consumatori la reazione è immediata. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha tracciato un quadro di forte preoccupazione per i prossimi mesi.
“Il caro carburanti e il caro energia hanno già innescato in agosto una spirale inflazionistica che, senza un intervento immediato del Governo che raddoppi lo sconto sulle accise del gasolio, intervenga su benzina, azzeri gli oneri di sistema sulle bollette e riduca l’Iva sul gas al 5%, andrà fuori controllo”, ha dichiarato Massimiliano Dona, ponendo l’accento sull’impatto imminente legato all’accensione autunnale degli impianti di riscaldamento.
Il Codacons ha quantificato l’impatto economico complessivo sulle spese domestiche, stimando una spesa aggiuntiva pari a 1.389 euro annui per la famiglia tipo, cifra che arriva a toccare i 1.918 euro per un nucleo familiare con due figli.
Le valutazioni delle imprese e il contesto economico
Dal mondo imprenditoriale, Confcommercio evidenzia come il dato di settembre rifletta prevalentemente le tensioni sul comparto energetico e sugli alimentari non lavorati, condizionati dalle difficili condizioni meteorologiche estive. L’associazione sottolinea inoltre il rischio di una flessione del potere d’acquisto per l’ultima parte dell’anno, qualora gli aumenti dei prodotti non lavorati dovessero trasferirsi su quelli lavorati.
Un elemento di stabilità viene individuato nel fatto che l’inflazione core rimanga sotto la soglia del 2%, dinamica che conferma al momento l’assenza di rilevanti effetti di secondo ordine sul sistema produttivo e distributivo. Questo equilibrio si inserisce comunque in un quadro generale caratterizzato dal calo del clima di fiducia registrato a settembre dall’Istat sia tra i consumatori che tra le imprese.



