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Asili nido in Calabria tra rette record e anomalie: a Cosenza la spesa più alta, Catanzaro caso unico in Italia

L’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia in Italia rimane un nodo critico irrisolto per molte famiglie, segnato da costi elevati e profonde differenze geografiche. Secondo uno studio curato dal Servizio Stato sociale, Politiche fiscali e previdenziali, Mezzogiorno e Immigrazione della Uil, la retta dell’asilo nido rappresenta una voce cara per i bilanci familiari. In Italia si spendono in media 296 euro al mese per figlio nella fascia Isee fino a 15.000 euro, cifra che sale a 416 euro al mese per chi rientra nella fascia Isee fino a 25.000 euro.

Le profonde differenze tra i capoluoghi calabresi

Tra i capoluoghi di provincia calabresi si registra una grande differenza. Gli asili nido sono tuttora classificati come servizi pubblici a domanda individuale. Questa impostazione garantisce alle amministrazioni comunali un’ampia discrezionalità nella fissazione delle tariffe, esponendo i costi all’influenza dei vincoli di bilancio locali e delle scelte politiche territoriali. Accade così che a Cosenza si sfiorino i 530 euro mensili mentre a Catanzaro la mensa arrivi a costare più dell’iscrizione all’asilo.

Cosenza guida la classifica dei costi in regione

Cosenza risulta la città più onerosa della regione. Per una famiglia con Isee di 15.000 euro, la retta del nido è pari a 275 euro al mese, a cui si aggiungono 80 euro per la mensa, per un totale di 355 euro. Con un Isee di 25.000 euro, la retta sale a 420 euro a cui si sommano 110 euro di mensa, raggiungendo un costo complessivo di 530 euro mensili.

Il caso di Catanzaro: la mensa costa più della retta

Nel capoluogo di Regione si verifica un caso unico in Italia: il costo della mensa supera la retta mensile del nido. L’iscrizione è la più bassa tra i capoluoghi calabresi, pari a 80 euro per la fascia Isee a 15.000 euro e 100 euro per quella a 25.000 euro. Tuttavia, il servizio mensa richiede una quota fissa di 120 euro mensili, risultando quindi maggiore dei costi di frequenza e portando la spesa totale a 200 euro per la prima fascia di reddito e a 220 euro per la seconda.

La panoramica a Reggio Calabria, Crotone e Vibo Valentia

Reggio Calabria, per la fascia Isee a 15.000 euro, prevede una retta di 126 euro più 72 euro di mensa, per un totale di 198 euro. Per la fascia a 25.000 euro, la retta sale a 225 euro con 96 euro di mensa, raggiungendo i 321 euro complessivi.

A Crotone si applica una retta di 120 euro per la prima fascia Isee e di 140 euro per la seconda. Il servizio mensa ha un costo fisso di 90 euro, determinando un totale mensile rispettivamente di 210 euro e 230 euro.

Vibo Valentia mantiene la retta del nido invariata a 129 euro sia per Isee a 15.000 euro che per Isee a 25.000 euro. Il costo della mensa varia da 70 euro a 80 euro, portando la spesa finale da 199 euro a 209 euro complessivi.

Sebbene l’evoluzione legislativa, dal D.lgs. 65/2017 fino alla Legge 234/2021 sui Livelli essenziali delle prestazioni, abbia riconosciuto il valore educativo dello zero-sei anni, nella pratica quotidiana la sostenibilità economica dei nidi continua a ricadere pesantemente sui bilanci familiari.

Disuguaglianze nazionali e la gratuità come eccezione

La gratuità del servizio costituisce un’eccezione pressoché isolata: nel campione analizzato dal sindacato a livello nazionale, soltanto il Comune di Mantova garantisce l’azzeramento della retta per le fasce a basso reddito.

Nel resto d’Italia, le differenze tra i comuni evidenziano forti disuguaglianze. Per la fascia Isee fino a 15.000 euro si spazia dal minimo di Catanzaro (80 euro al mese) al picco di Chieti (460 euro al mese). Per la fascia Isee fino a 25.000 euro la retta più contenuta si registra sempre a Catanzaro (100 euro al mese), mentre la spesa più elevata tocca al Comune di Imperia con 550 euro mensili.

La posizione della Uil sulle criticità del Pnrr

La revisione del Pnrr nel 2023 ha ridimensionato il target da 264.480 a 150.480 posti negli asili. Se l’88,6% dei Comuni sopra i 100.000 abitanti beneficia di progetti, il 97% dei Comuni sotto i 500 abitanti rimane del tutto privo di strutture.

Analizzando la disponibilità dei posti, il segretario confederale della Uil Santo Biondo chiede al Governo che i livelli di offerta siano omogenei su tutto il territorio. In quest’ottica, secondo il sindacato, il «Pnrr ha rappresentato un’occasione mancata. Mentre alcune regioni hanno raggiunto o superato il target di 33 posti disponibili ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, in altre realtà territoriali – dice Biondo – rimangono ancora prive dei servizi minimi». Nei territori con un’offerta carente, l’aumento della disponibilità dei posti deve diventare un investimento strutturale primario.

A questo si somma l’emergenza legata al personale educativo: la Uil individua come priorità la programmazione delle assunzioni, la formazione continua, il contrasto al precariato e la garanzia di condizioni di lavoro adeguate, sottolineando la relazione diretta tra tutela degli operatori e qualità del servizio offerto ai minori.

Le misure del Bonus asilo nido 2026

A supporto delle famiglie rimane attivo il Bonus asilo nido, il cui contributo copre le rette di frequenza di nidi pubblici e privati autorizzati oppure le forme di supporto domiciliare per bambini sotto i tre anni affetti da gravi patologie croniche, benefici fra loro alternativi all’interno dello stesso anno solare. Il rimborso include la retta, il servizio mensa, l’imposta di bollo e l’Iva agevolata. I servizi ammessi comprendono nidi, micronidi, sezioni primavera, spazi gioco e servizi educativi domiciliari, mentre sono espressamente esclusi ludoteche, pre-scuola e post-scuola.

Per i nati dal 1° gennaio 2024 spettano fino a 3.600 euro annui (10 rate da 327,27 euro e una da 327,30 euro) con Isee pari o inferiore a 40.000 euro, che scendono a 1.500 euro annui (10 rate da 136,37 euro e una da 136,30 euro) con Isee superiore a 40.000 euro o assente. L’importo scende per i nati prima del 1° gennaio 2024: 3.000 euro per Isee fino a 25.000,99 euro, 2.500 euro per Isee tra 25.001 e 40.000 euro e 1.500 euro con Isee oltre 40.000 euro o non presentato.

Riguardo alla durata della domanda, la richiesta presentata non richiede più il rinnovo annuale, ma conserva la sua validità in modo continuativo fino al mese di agosto dell’anno in cui il minore compie il terzo anno di età, fatto salvo il periodico monitoraggio dei requisiti da parte dell’Inps.