L’aumento dei costi della sanità pubblica in Calabria travalica i confini regionali e sbarca al Parlamento europeo. Il tema della compartecipazione alla spesa sanitaria, esasperato dai recenti rincari sui ticket per le prestazioni specialistiche e diagnostiche, è al centro di un’interrogazione presentata alla Commissione europea dagli europarlamentari del Movimento 5 Stelle Valentina Palmisano e Pasquale Tridico.
Nel mirino c’è il rischio che le nuove tariffe imposte ai cittadini finiscano per minare il diritto fondamentale alla salute, allargando il divario tra il Mezzogiorno e il resto d’Europa.
Il caso Calabria: il tetto sale a 45 euro per ricetta
In Calabria la criticità principale riguarda l’entrata in vigore del nuovo tariffario nazionale della specialistica ambulatoriale. L’introduzione del tariffario ha comportato per i cittadini non esenti un netto incremento della spesa per accedere a esami di laboratorio, visite e prestazioni diagnostiche.
Ad aggravare il quadro contribuisce il tetto massimo di spesa per singola ricetta, fissato in Calabria fino a 45 euro, superando significativamente il limite ordinario nazionale pari a 36,15 euro.
Un aggravio che rischia di colpire una popolazione già gravata da una fragile offerta sanitaria e dall’isolamento delle numerose aree interne del territorio. Un’ulteriore anomalia sottolineata riguarda la spesa sanitaria regionale, il cui sforamento è in gran parte imputabile agli acquisti diretti di farmaci da parte delle strutture ospedaliere, piuttosto che alle prestazioni usufruite dai cittadini.
Il rischio di rinuncia alle cure nelle aree più fragili
La presenza di ampie fasce territoriali interne e le difficoltà economiche di molte famiglie rendono l’accesso ai servizi medici un percorso irto di ostacoli. L’aumento dei tetti di spesa e delle compartecipazioni rischia di trasformarsi in un vero e proprio disincentivo alla prevenzione e alla cura.
In questo contesti, l’ulteriore peso economico posizionato sulle spalle dei nuclei familiari meno abbienti rischia di tradursi nella scelta obbligata di rinviare o abbandonare i trattamenti necessari.
Il richiamo alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
Nell’interrogazione rivolta all’Esecutivo comunitario, gli eurodeputati richiamano formalmente l’articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che sancisce il diritto di ogni individuo di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali.
Alla Commissione europea viene chiesto di verificare se le misure adottate possano incidere sull’accesso equo ai servizi sanitari e contribuire ad ampliare i divari territoriali, compromettendo gli obiettivi cardine della politica di coesione dell’Unione.



