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Concessioni balneari, l’Anci frena sul bando-tipo: “Troppe incertezze per i Comuni”

Il confronto sulla gestione del demanio marittimo in Italia si arricchisce di un nuovo capitolo. La Commissione demanio dell’Anci ha espresso un netto stop allo schema di bando-tipo per le concessioni balneari inviato dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti alla Conferenza unificata. Il documento di 36 pagine e articolato in venti punti, concepito per omogeneizzare le procedure di affidamento di spiagge, stabilimenti e punti di ristorazione a livello nazionale, ha suscitato forti perplessità tra le autonomie locali. Nel corso di una riunione che ha visto la presenza di rappresentanti di oltre 70 Comuni costieri, è emersa la richiesta unanime di rivedere il testo prima della sua adozione definitiva.

I dubbi dei Municipi su costi, risorse e contenziosi

Alla base della protesta dei Comuni vi è una sproporzione tra i compiti amministrativi loro richiesti e le risorse economiche messe a disposizione. “L’attuale schema di bando presenta ancora criticità proprio in ordine all’obiettivo di fornire regole certe ed univoche, in particolare con particolare riferimento al principio della scarsità della risorsa e al tema degli indennizzi”, ha dichiarato il vicepresidente vicario dell’Anci e sindaco di Ancona, Daniele Silvetti. La priorità indicata dall’associazione è la tutela dei Municipi, che necessitano di “supporto e indicazioni chiare e non equivocabili” per condurre le gare ed evitare un forte contenzioso legale.

Sulla stessa linea si attesta Alessandro Terrile, vicesindaco di Genova e presidente della Commissione demanio Anci, il quale ha evidenziato come gli enti locali debbano sostenere costi operativi e legali elevati a fronte dei ricorsi, mentre i proventi dei canoni demaniali confluiscono interamente nelle casse dello Stato. Per questa ragione, l’Anci richiede una compartecipazione statale alle spese. La questione è stata sintetizzata anche dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale: “Gli introiti dei canoni demaniali vanno allo Stato, le cause e i ricorsi andranno ai Comuni”. A fronte di un gettito statale stimato in circa 115.000.000 di euro all’anno, la gestione amministrativa ricade sugli enti locali senza ritorni diretti, ai quali si affianca soltanto l’Imposta regionale sulle concessioni, pari solitamente al 25% del canone statale ma destinata alle Regioni.

La struttura del bando: criteri di gara e disciplina degli indennizzi

La bozza predisposta dal Mit definisce il quadro tecnico per le future procedure di affidamento. Le nuove concessioni avranno una durata compresa tra i 5 e i 20 anni, con l’obbligo di avviare i bandi almeno sei mesi prima della scadenza dei titoli e non oltre il 30 giugno 2027, garantendo la continuità dei servizi fino al subentro del nuovo gestore. L’unico criterio di aggiudicazione previsto è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa: per evitare rialzi sproporzionati, l’offerta economica potrà pesare al massimo per il 10% del punteggio, lasciando il restante 90% alla valutazione della proposta tecnica. I capitolati dovranno inserire premialità per le piccole e medie imprese, l’imprenditoria familiare, la continuità occupazionale e la tutela ambientale, oltre a stringenti requisiti di accessibilità.

Sul fronte degli indennizzi, superata la strada del decreto separato rifiutato dalla Commissione europea nel luglio 2025, il ministro Matteo Salvini ha inserito le relative disposizioni direttamente all’interno del bando-tipo. L’operatore subentrante dovrà riconoscere al concessionario uscente un indennizzo parametrato agli investimenti non ancora ammortizzati e all’equa remunerazione dei capitali investiti negli ultimi cinque anni, stimato da perizia giurata predisposta da un professionista indicato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Restano tuttavia divergenti le reazioni delle associazioni di categoria: CNA Balneari valuta positivamente l’attenzione alle Pmi e all’occupazione chiedendo più certezze operative; Confimprese demaniali sollecita una norma nazionale sul tetto massimo di concessioni per evitare concentrazioni; Italia Balneari boccia il testo preannunciando ricorsi.

La sentenza del Consiglio di Stato e la valutazione della “risorsa scarsa”

Il dibattito si innesta in un quadro giurisprudenziale rigoroso. La sentenza n. 6539 del 18 agosto 2026 del Consiglio di Stato, originata da una controversia nel Comune di Zoagli, ha chiarito che le concessioni balneari devono intendersi scadute il 31 dicembre 2023 ai sensi della Legge Concorrenza (L. 118/2022). I giudici hanno specificato che il termine del 30 settembre 2027 previsto dal decreto “Salva-infrazioni” (D.L. 131/2024) ha una natura acceleratoria e non rappresenta una proroga, imponendo ai Comuni di avviare senza indugio gli atti preparatori. Relativamente agli indennizzi, Palazzo Spada ha riaffermato che il diritto al risarcimento non è automatico ma va documentato caso per caso, confermando la devoluzione allo Stato delle opere inamovibili senza alcun compenso, come stabilito dall’articolo 49 del Codice della Navigazione.

In tale contesto, l’applicazione del principio della scarsità della risorsa — vincolo cardine della Direttiva Servizi 2006/123/CE — rimane oggetto di discussione. La bozza del ministero affida ai Comuni la ricognizione preliminare del territorio per stabilire la disponibilità di aree libere. L’impostazione ha registrato posizioni distinte a livello regionale: per il delegato Anci Abruzzo, Nicola Campitelli, la valutazione deve rimanere in capo alle Regioni sulla base delle specificità locali; la consigliera marchigiana Valeria Mancinelli evidenzia invece come indicazioni centrali poco definite rischino di scaricare esclusivamente sulle amministrazioni comunali il peso delle scelte strategiche.

Il contesto della Regione Calabria

In Calabria la questione assume contorni precisi, con circa 2.000 concessioni attive che comprendono stabilimenti balneari, chioschi, bar, ristoranti, strutture ricettive, circoli sportivi e punti noleggio. Dal 2011 ad oggi le attività autorizzate sul demanio marittimo regionale sono aumentate del 110,4%, con la provincia di Cosenza che ne registra oltre 600, seguita da Catanzaro, Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone.

Per rispondere all’evoluzione del settore, il Consiglio regionale della Calabria ha approvato le leggi n. 15 e n. 16 del 14 maggio 2026. La legge n. 15 affida agli enti locali la verifica sulla sussistenza della scarsità della risorsa o dell’interesse transfrontaliero: in assenza di scarsità, la norma ipotizza la prosecuzione dei titoli e concede una deroga fino a 5 anni per consentire l’ammortamento degli investimenti o il ripristino delle strutture danneggiate dal maltempo del primo bimestre del 2026. La legge n. 16 introduce invece misure straordinarie limitate alla stagione 2026 per la rilocalizzazione temporanea su aree alternative degli impianti colpiti da mareggiate.