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Comune di Rende, nessun bambino sarà escluso dalla mensa

Nessun bambino sarà escluso dalla mensa, questo è l’impegno preso a margine della riunione tra la ditta che ha in concessione il servizio di refezione nelle scuole a Rende, la Siarc e il Municipio. Il sindaco rendese Marcello Manna e l’assessore alle politiche sociali Annamaria Artese hanno incontrato la società, che nei giorni scorsi aveva sospeso il servizio a causa di reiterate morosità. «Occorre far chiarezza – afferma il primo cittadino – soprattutto quando le vicende riguardano i bambini.

Per questo motivo il Municipio, pur non gestendo il servizio – il contratto infatti prevede che la ditta si occupi sia della refezione che della relativa riscossione delle quote – si è impegnato attraverso l’ufficio Pubblica Istruzione ad affiancare la società per la risoluzione della vicenda che si protrae da un anno. La ditta, in questi mesi, infatti, ha più volte sollecitato il pagamento dei ticket, arrivando a maturare un credito di oltre 15 mila euro per quote non versate. Dai dati forniti al Municipio dalla ditta, si evince che i nuclei più morosi siano quelli di fascia F, ovvero quelle famiglie che sulla scorta dell’Isee non godono delle agevolazioni e pagano il servizio mensa per intero».

«Su questo aspetto in particolare – sottolinea l’assessore alle politiche sociali Artese – c’è stata una grossa strumentalizzazione, il Comune compartecipa alle spese per le fasce più deboli garantendo alle famiglie che più ne hanno bisogno, la copertura finanziaria del servizio di refezione. Dei 59 morosi però ben 38 risultano tra le categorie di fascia alta. Pur non rientrando tra le competenze del Comune, per scongiurare la sospensione del servizio, lo stesso si è impegnato a farsi da garante, la ditta inoltre ha proposto delle rateizzazioni. Purtroppo ad anno scolastico iniziato, oltre la metà dei morosi non ha neanche avviato l’iter per il rientro dal debito, né ha comunicato eventuali variazioni del reddito e la società si è vista costretta a sospendere il servizio.

Il Comune, così come scritto nel regolamento, non ha alcun potere in merito e non può obbligare la società a garantire il servizio in caso di morosità, nonostante qualcuno abbia sostenuto il contrario in maniera strumentale. Siamo riusciti comunque a creare un dialogo costruttivo nel rispetto dei bambini, affinché non siano loro a dover subire le ripercussioni legate alla vicenda. Continueremo a vigilare,  i minori devono essere tutelati ed è giusto che chi può contribuisca al pagamento delle quote».