Alle quattro del mattino i trattori sono tornati a Vibo Marina, lungo la strada che conduce ai depositi di carburante di Eni e Meridionale Petroli. L’obiettivo degli agricoltori era quello di fermare nuovamente il transito delle autocisterne e riportare al centro dell’attenzione nazionale una protesta che da settimane attraversa la Calabria. Ad aspettarli, tuttavia, si è presentato un imponente dispositivo delle forze dell’ordine, organizzato per impedire che la mobilitazione si trasformasse in un nuovo blocco dei rifornimenti.
Polizia, carabinieri, Guardia di Finanza, reparti specializzati come il XII Reparto Mobile di Reggio Calabria e il XIV Battaglione Carabinieri, insieme a carri attrezzi pronti a intervenire per la rimozione forzata dei mezzi, sono stati schierati sul posto. Nel frattempo sono stati individuati percorsi alternativi per consentire alle autocisterne di raggiungere gli impianti senza attraversare la zona presidiata, lungo la quale è transitato un solo mezzo pesante. L’azione congiunta ha di fatto reso inefficace il presidio. Dopo momenti di tensione, la manifestazione si è sciolta per evitare scontri.
Talarico ferma i manifestanti: “Non vogliamo tafferugli”
Di fronte allo schieramento delle forze dell’ordine e al rischio di conseguenze legali o pecuniarie legate alla rimozione dei mezzi, la decisione di fare un passo indietro è arrivata direttamente da Matteo Talarico, presidente del Movimento Territorio Agricoltura, che ha invitato i manifestanti a ritirarsi.
“Noi non vogliamo tafferugli. Noi vogliamo solo risposte, quelle che ci avevano promesso e che non sono mai arrivate”, ha dichiarato Matteo Talarico. “Questa mattina, quando i ragazzi hanno provato a impedire il passaggio delle autocisterne di carburante, è intervenuta la polizia. Io ho detto loro di ritirarsi, perché non vogliamo arrivare a questo. Ma è dura, è difficile da accettare”.
Il presidente del movimento ha ribadito la volontà di mantenere la protesta nei binari della legalità e della sicurezza, spiegando così la scelta di fermare il presidio: “Questa è una protesta che è e deve rimanere pacifica. Non vogliamo affatto scontri con le forze dell’ordine, tafferugli. Io non me la sono sentita di esporre a certe conseguenze i miei amici, gli agricoltori, le persone che come noi lavorano e reclamano soltanto diritti”.
La partita dei carburanti e il precedente dei distributori a secco
La scelta di manifestare a Vibo Marina scaturisce dal ruolo centrale dei depositi Eni e Meridionale Petroli, snodi fondamentali per l’approvvigionamento energetico di gran parte della regione. Nei giorni precedenti, i blocchi stradali attuati nello stesso punto e presso lo svincolo autostradale di Pizzo avevano causato rallentamenti nella distribuzione, provocando l’esaurimento delle scorte in diverse stazioni di servizio della Calabria.
L’adozione di itinerari alternativi e la presenza dissuasiva degli agenti hanno impedito il ripetersi di disagi per la rete dei distributori e per la circolazione, portando alla riapertura della viabilità senza interruzioni per il trasporto del carburante.
Costi insostenibili e margini azzerati: la situazione del settore agricolo
Alla base della mobilitazione, che ha già interessato punti strategici quali l’aeroporto e lo scalo ferroviario di Lamezia Terme, vi è una complessa vertenza economica. Gli agricoltori contestano il costante aumento dei costi di produzione, legati in particolare ai rincari dell’energia e del carburante agricolo, a fronte di prezzi di vendita che non coprono le spese sostenute dalle aziende.
Nonostante i tentativi di attirare l’attenzione delle istituzioni e di sollecitare un confronto con il Governo attraverso l’occupazione delle principali infrastrutture logistiche regionali, le istanze del comparto non hanno ancora trovato risposte concrete sul piano politico.



