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Agricoltori calabresi a Montecitorio: il malessere delle campagne sbarca a Roma

Il malessere delle campagne arriva a Roma. Il prossimo 21 ottobre, trenta agricoltori calabresi saranno davanti a Montecitorio per partecipare alla mobilitazione nazionale promossa da Cia-Agricoltori Italiani, partita il 13 ottobre con lo slogan «I conti non tornano». Una protesta che mette al centro le difficoltà economiche delle imprese agricole, strette tra il calo dei prezzi all’origine, l’aumento delle spese di produzione e il rincaro dei prodotti alimentari per i consumatori.

La delegazione regionale sarà guidata dal presidente di Cia Calabria, Nicodemo Podella, insieme ai presidenti provinciali Borruto, Milone e Pignataro. Gli agricoltori calabresi si uniranno alle rappresentanze di Abruzzo, Umbria e Basilicata, portando a 130 il numero complessivo dei partecipanti previsti per la giornata romana. La richiesta dell’organizzazione è quella di interventi capaci di affrontare il caro carburanti, il costo crescente dei mezzi tecnici e la scarsa remunerazione di numerose produzioni agricole. In Calabria la questione riguarda anche la tenuta dell’occupazione, la continuità delle produzioni locali e la sopravvivenza delle aree rurali e interne.

Il divario tra prezzi al consumo e ricavi agricoli

Il nodo della protesta è la forbice tra quanto spendono le famiglie e quanto viene riconosciuto a chi produce. Nel comunicato nazionale richiamato da Cia, a settembre l’inflazione viene indicata al 4,2%, mentre i prezzi degli alimentari freschi registrano un aumento del 5,5% rispetto a settembre 2025. Sul versante agricolo, la Confederazione segnala invece contrazioni significative dei prezzi all’origine. Tra gli esempi riportati figurano il calo del 50% per l’olio extravergine d’oliva, del 30% per le susine e del 25% per albicocche e uva da tavola. Le riduzioni riguardano anche il latte spot, con un meno 24%, pesche e pere, entrambe con un meno 22%, mele, con un meno 15%, e pollo, con un meno 5%.

Il presidente nazionale Cristiano Fini collega le difficoltà delle imprese anche agli effetti dei conflitti internazionali e del cambiamento climatico. Nella posizione espressa dalla Confederazione, la crisi agricola investe la disponibilità di cibo, la tutela dell’ambiente e la manutenzione economica e sociale dei territori.

La distanza tra campo e supermercato

Un altro punto sollevato riguarda la distanza tra il prezzo riconosciuto all’agricoltore e quello pagato dal consumatore. Le rilevazioni riportate dall’organizzazione per settembre mostrano differenze marcate in diverse produzioni ortofrutticole. Per le carote, il prezzo indicato passa da 0,28 euro al chilogrammo all’origine a 1,46 euro al dettaglio, con una differenza del 421%. Per l’uva da tavola, il confronto è tra 0,58 e 2,99 euro al chilo, pari al 416%. Il divario emerge anche per altri prodotti: le melanzane passano da 0,62 a 2,75 euro al chilogrammo, le pesche da 0,74 a 2,88 euro e i peperoni da 0,92 a 3,15 euro. Tali scostamenti mettono a confronto valori rilevati in momenti diversi della filiera, influenzati da costi di trasporto, conservazione, lavorazione e distribuzione.

Per ridurre gli squilibri, Cia chiede un monitoraggio più efficace dei prezzi, misure contro le pratiche commerciali sleali e un rafforzamento della capacità contrattuale degli agricoltori attraverso forme di aggregazione.

L’impatto dei rincari di gasolio e fertilizzanti sui bilanci

Alla riduzione dei ricavi si sommano le spese necessarie per mandare avanti le aziende. Secondo i dati riportati da Cia, nel confronto tra agosto 2026 e l’estate precedente i carburanti agricoli hanno registrato un aumento del 40%, mentre i fertilizzanti sono cresciuti del 12%. Il confronto con il 2021 evidenzia un aumento ancora più consistente del costo del gasolio agricolo: da una fascia compresa tra 0,48 e 0,70 euro al litro si sarebbe passati a prezzi tra 1,50 e 1,70 euro. Per concimi e fertilizzanti, i rincari indicati oscillano tra il 40% e il 100%.

La pressione sui bilanci interessa anche le famiglie, per le quali vengono segnalati aumenti del 27% per il gasolio da autotrazione, del 16% per la benzina e del 9% per le spese relative ad abitazione, acqua, elettricità e gas. Da questa situazione nasce la proposta di un’alleanza tra agricoltori e cittadini per tutelare sia il reddito di chi produce sia il potere d’acquisto di chi compra.

Le richieste dell’organizzazione al Governo

La mobilitazione punta a ottenere interventi concreti sul piano economico e normativo. Cia sollecita il rafforzamento delle aggregazioni tra produttori e delle organizzazioni interprofessionali, un controllo più puntuale dell’andamento dei prezzi, il contrasto alle pratiche commerciali sleali e la valorizzazione del Made in Italy e delle filiere corte. Sul fronte dei costi, la Confederazione chiede di rifinanziare il credito d’imposta sul gasolio agricolo, fermo a maggio, di consentire l’impiego delle risorse già stanziate per i fertilizzanti anche per fronteggiare altri rincari e di rifinanziare Agricoltura 4.0 a sostegno dell’innovazione tecnologica.

Il presidente nazionale Cristiano Fini dichiara: «Non chiediamo privilegi: chiediamo che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma». Le istanze del comparto saranno portate davanti al Parlamento dalla rappresentanza calabrese e dalle delegazioni di Abruzzo, Umbria e Basilicata nella giornata del 21 ottobre.