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L’Italia affonda nel carovita, ma la Calabria rischia il collasso

L’effetto tenaglia dei costi energetici, dei rincari del gasolio e delle uscite domestiche sta mettendo a dura prova l’intera penisola. Dalle metropoli settentrionali ai distretti produttivi del centro, l’ondata di aumenti stravolge le abitudini di consumo e riduce al minimo i margini di risparmio per milioni di cittadini. Tuttavia, mentre nel resto della nazione la contrazione economica impone dolorosi ridimensionamenti, nel Mezzogiorno — e in special modo in Calabria — la situazione assume i contorni di una vera e propria emergenza sociale.

Se a livello nazionale la spirale inflazionistica intacca perfino quelle categorie di ceto medio-alto che un tempo godevano di un’ampia serenità finanziaria, nel contesto calabrese il crollo è doppiamente spietato. In un territorio da sempre segnato da debolezze strutturali, disoccupazione endogena e stipendi inferiori alla media nazionale, la spinta sui carburanti e sulle utenze della luce e del gas agisce come una scure. L’acquisto del cibo e i rifornimenti giornalieri diventano un traguardo difficile per le famiglie ordinarie, lasciando illese da questo tracollo esclusivamente le poche fasce dotate di grandi patrimoni.

L’aumento del prezzo del carburante si rivela spietato in una regione in cui i collegamenti su gomma costituiscono quasi l’unico canale di trasporto praticabile per lavoratori, studenti e merci. Ogni rialzo alla pompa di benzina e di diesel si riflette all’istante sui costi di distribuzione dei prodotti alimentari di prima necessità, mandando in tilt agricoltori, commercianti e autotrasportatori. Da Vibo Valentia e Gioia Tauro sino ai principali nodi viari delle province di Cosenza, Catanzaro e Crotone, la rabbia è montata fino ad aprirsi in blocchi stradali, cortei e presidi continui.

I blocchi dei camion e dei mezzi agricoli, con distributori lasciati senza scorte e consegne paralizzate, sono l’effetto immediato di una sofferenza diffusa che investe tutta Italia, ma che a queste latitudini rischia di spegnere definitivamente l’economia locale. Dai palazzi della politica giungono le consuete aperture, l’invito a tavoli d’intesa e le promesse di calmierare le tariffe ed attenuare il carico sulle accise. Eppure, tra i manifestanti che presidiano le strade della Calabria il livello di fiducia negli impegni verbali è ai minimi storici. Senza risposte immediate, concrete e proporzionate alla gravità della frattura sociale, il rischio è che alle promesse infrante segua una resa economica definitiva per una terra già stremata.