Un’indagine profonda e priva di reticenze approda nelle sedi istituzionali più prestigiose per riaccendere i riflettori su una delle piaghe più dolorose del nostro tempo. Dopo essere stato al centro dell’attenzione mediatica e radiotelevisiva, il saggio firmato dalla studiosa cosentina Carmensita Furlano giunge al Senato della Repubblica, proponendosi come una mappa conoscitiva indispensabile per rompere il muro dell’omertà e proteggere l’infanzia attraverso la prevenzione e la consapevolezza. Il volume, intitolato “Vittima e carnefice nella pedofilia (Stato e Chiesa) – Quale rapporto e supporto?” edito da BookSprint Edizioni, analizza il fenomeno degli abusi sui minori superando la mera cronaca giudiziaria e offrendo una prospettiva ad ampio spettro che intreccia storia, diritto, psicologia, ambito ecclesiale e analisi grafologica.
Il punto d’origine dell’opera risiede nella consapevolezza che la violenza sui più piccoli non rappresenta un semplice reato da sanzionare a posteriori, ma una vera e propria ferita sociale. In un’epoca caratterizzata da una pervasiva diffusione dei media digitali e dei nuovi canali di comunicazione, la circolazione delle informazioni e dei modelli comportamentali impone un cambio di paradigma: occorre superare la sola denuncia per indagare a fondo le cause, le dinamiche di potere e le condiscendenze istituzionali che consentono ai maltrattamenti di prolungarsi per anni nel disinteresse o nella copertura omertosa.
Il nucleo centrale del testo mette a confronto le responsabilità dello Stato e delle istituzioni religiose. L’autrice evidenzia come la reale protezione dei minori passi attraverso una trasparenza radicale e un’effettiva applicazione delle tutele normative. Quando l’autotutela e la salvaguardia dell’immagine di un’organizzazione o di un ente educativo prevalgono sulla sofferenza dell’abusato, il silenzio diventa complice della violenza. Nessun ruolo sociale, carisma pastorale o posizione di potere può costituire uno scudo o un pretesto per ostacolare l’accertamento della verità e il tempestivo soccorso alle vittime.
Comprendere le radici psicologiche e sociali dell’abuso non equivale a cercare attenuanti per chi lo commette, bensì a dotarsi degli strumenti idonei a prevenirlo. Attraverso il contributo delle discipline psicologiche e lo studio delle dinamiche relazionali, il libro esplora i meccanismi di manipolazione, le sottomissioni affettive ed economiche e le asimmetrie di potere entro cui il reato si consuma. Particolare attenzione viene rivolta alla difficoltà del minore nel confidare la sopraffazione, ostacolata da vergogna, paure e dal fatto che il persecutore coincide spesso con la figura adulta di riferimento. La risposta deve quindi essere collettiva, fondata sull’educazione all’ascolto e sulla creazione di contesti sicuri in cui le segnalazioni trovino accoglienza immediata.
Il saggio esamina inoltre le ripercussioni a lungo termine del trauma emotivo, che altera la fiducia negli altri, l’autostima e le relazioni future della persona colpita. L’accertamento della colpa deve perciò essere affiancato da un sostegno psicologico e umano continuativo. Nello studiare le traiettorie del trauma, l’opera affronta con delicatezza anche l’eventualità che chi ha subito prevaricazioni possa manifestare in seguito condotte problematiche, precisando che non esiste alcun automatismo e che la sofferenza patita non deve mai trasformarsi in un pregiudizio.
L’approccio dell’autrice riflette la sua variegata formazione professionale: laureata in Giurisprudenza, docente di Scienza Grafologica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “S. Francesco di Sales” di Rende e attiva nel campo forense e giudiziario. Nel volume, l’analisi della scrittura si affianca agli altri strumenti d’indagine per completare il quadro interpretativo, sempre nel rispetto dei limiti di ciascuna disciplina e senza attribuire alla grafologia intenti diagnostici isolati o poteri predittivi assoluti.
Sul piano sanzionatorio e rieducativo, il testo richiama il concetto di tolleranza zero pur ponendo in dialogo la giustizia penale con i percorsi di recupero e con la dimensione ecclesiale della misericordia. Viene rimarcato un principio inderogabile: il perdono o il percorso di riabilitazione del reo non possono mai sostituirsi alla responsabilità penale né tantomeno anteporsi alla tutela rigorosa delle vittime e alla prevenzione delle recidive.
L’opera, avvalorata dalle riflessioni introduttive presenti nella prefazione di Vito Pacelli, ribadisce che la tutela dell’infanzia non è una delega da affidare esclusivamente agli organi inquirenti o agli specialisti, ma un dovere civile che riguarda l’intera comunità. Famiglie, scuole, istituzioni e realtà religiose sono chiamate a fare rete per garantire una vigilanza costante. Il messaggio fondamentale del lavoro di Carmensita Furlano risiede nell’invito ad andare oltre il giudizio di facciata per affrontare con coraggio verità scomode, ponendo l’ascolto e i diritti del minore al centro dell’impegno sociale.



