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La Calabria delle vetrine dorate: milioni in passerelle ed eventi, fame per agricoltori e precari

L’impiego delle risorse pubbliche per la promozione delle eccellenze territoriali rappresenta da sempre un tema al centro del dibattito economico e sociale, in particolare quando si analizzano gli investimenti destinati a grandiosi eventi di visibilità e campagne di comunicazione istituzionale. La Regione Calabria, anche attraverso enti di supporto come l’ARSAC, stanzia regolarmente ingenti budget per garantire la presenza del territorio a manifestazioni enologiche di rilievo internazionale e per finanziare format itineranti di grande richiamo. A queste iniziative si affiancano corposi bandi e convenzioni destinati alla produzione multimediale, all’acquisto di spazi pubblicitari su testate radiotelevisive e all’affidamento dei servizi di ufficio stampa.

Se da un lato la promozione dell’immagine della regione mira a valorizzare l’agroalimentare locale, dall’altro la mole dei costi operativi e il meccanismo di gestione delle risorse sollevano interrogativi cruciali sull’effettiva ricaduta positiva per la collettività. L’architettura degli appalti per i servizi d’informazione prevede la liquidazione delle somme complessive a concessionarie, agenzie o grandi emittenti aggiudicatarie, le quali provvedono poi alla retribuzione dei singoli tecnici e giornalisti. Questa intermediazione spesso non si traduce in un equo riconoscimento economico per la maggior parte dei professionisti calabresi della comunicazione, i quali continuano a confrontarsi con una forte precarietà lavorativa mentre i pacchetti di spesa rimangono concentrati nelle mani di pochi soggetti storici.

Parallelamente, l’entità delle cifre impegnate per gli eventi promozionali itineranti, che supera agevolmente la soglia del milione e trecento mila euro per singole edizioni, appare ancora più problematica se messa a confronto con le difficoltà quotidiane dei comparti produttivi primari. Gli agricoltori e i produttori locali, che costituiscono la spina dorsale dell’economia agroalimentare calabrese, si trovano ad affrontare costi di produzione insostenibili, emergenze infrastrutturali e una marginalità economica sempre più ridotta, sfociando spesso in accese proteste di piazza per rivendicare un sostegno concreto.

Una riprogrammazione più equilibrata della spesa pubblica consentirebbe di contemperare l’esigenza di valorizzazione del marchio Calabria con la tutela diretta dei lavoratori e delle imprese del territorio. Riorientare una parte di questi ingenti investimenti verso contributi diretti alla produzione, sostegni al reddito per gli agricoltori in difficoltà e forme di ingaggio diretto e dignitoso per i giovani professionisti dell’informazione garantirebbe una distribuzione della ricchezza più equa, idonea a creare uno sviluppo duraturo anziché limitarsi alla sola vetrina promozionale.