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Pensioni 2027, sale l’età per il ritiro e scendono gli assegni: scattano i nuovi coefficienti del ministero del Lavoro

I numeri ufficiali diffusi dal ministero del Lavoro delineano un quadro di regole più stringenti per i trattamenti previdenziali a partire dal primo gennaio 2027. L’andamento della speranza di vita torna infatti ad incidere sia sui tempi di uscita dal mondo del lavoro, sia sull’importo finale delle prestazioni liquidate agli assicurati.

L’aggiornamento legato alla speranza di vita e l’impatto sugli assegni

Dal primo gennaio 2027 l’accesso alla pensione slitterà di un mese rispetto al requisito attuale, mentre gli assegni previdenziali, a parità di età di uscita, risulteranno più contenuti. La modifica biennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo lega in modo diretto il trattamento previdenziale all’aspettativa di vita della popolazione.

Il meccanismo di calcolo comporta che, mantenendo un identico montante di contributi versati e fermandosi alla medesima età di pensionamento, l’importo mensile erogato dall’istituto previdenziale subirà una riduzione rispetto ai valori correnti.

I nuovi valori definiti dal ministero del Lavoro

Il ministero del Lavoro ha reso noti i dati ufficiali attraverso la pubblicazione della nuova tabella dei coefficienti. Al compimento dei 67 anni di età, il coefficiente di trasformazione passa dal 5,575 per cento al 5,514 per cento, con un calo che si riflette direttamente sulla quota contributiva della pensione.

Per coloro che scelgono di proseguire l’attività lavorativa fino a 68 anni, il valore di riferimento si ridurrà dal 5,753 per cento al 5,707 per cento. Sebbene il coefficiente mantenga un valore progressivamente più elevato al crescere dell’età di uscita dal lavoro, il confronto con i parametri applicati fino al 2026 evidenzia una contrazione generalizzata per tutte le fasce anagrafiche.