Il divario tra chi lavora e chi percepisce una pensione in Calabria evidenzia una criticità strutturale che minaccia la tenuta economica e previdenziale della regione. Nel corso del 2025, secondo i dati diffusi dall’Ufficio studi della CGIA sulla base delle rilevazioni Inps e Istat, la regione contava 782.031 pensioni a fronte di 561.682 occupati, facendo registrare un saldo negativo pari a 220.349 unità.
La provincia di Reggio Calabria maglia nera nazionale
La situazione più allarmante d’Italia si registra proprio sul territorio reggiano. La Città metropolitana di Reggio Calabria evidenzia infatti il peggior saldo nazionale tra le 102 province monitorate, con 232.109 pensioni e 141.741 lavoratori attivi, determinando una differenza negativa di 90.368 unità. Questo primato negativo precede realtà come Taranto e Lecce, confermando le difficoltà di un tessuto socioeconomico in cui la fragilità dell’occupazione regolare si scontra con l’invecchiamento demografico e l’incidenza delle prestazioni assistenziali e di invalidità.
Le difficoltà diffuse da Cosenza a Vibo Valentia
L’ombra dello squilibrio previdenziale non risparmia alcuna provincia del territorio calabrese. Cosenza rappresenta il secondo divario assoluto più ampio della regione con 277.162 pensioni e 210.357 occupati, per un saldo negativo di 66.805 unità. Catanzaro registra 141.605 pensioni e 111.752 occupati, attestandosi a quota -29.853. Criticità elevate emergono anche a Crotone, dove a 66.299 pensioni corrispondono 47.373 lavoratori, traducendosi in un divario proporzionalmente marcato di -18.926, mentre Vibo Valentia segna un saldo negativo di 14.399 unità a fronte di 64.856 pensioni e 50.457 occupati.
La sfida del ricambio generazionale e le uscite programmate
Il futuro immediato impone una riflessione urgente sulla programmazione del lavoro e sulla sostituzione del personale. Tra il 2025 e il 2029, le stime basate sui dati Unioncamere e del Ministero del Lavoro indicano circa 75.400 uscite dal mercato del lavoro in Calabria, principalmente legate ai pensionamenti, di cui 27.600 nel settore dei dipendenti privati. Le imprese locali dovranno affrontare la necessità di reperire figure professionali qualificate, in particolare nei comparti tecnici, artigianali, manifatturieri e delle costruzioni, per evitare rallentamenti nelle attività produttive e salvaguardare la competitività del sistema economico.



