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SOS bergamotto reggino: costi alle stelle e resa dimezzata, i produttori fissano il prezzo minimo

Prezzi minimi etici per salvare l’oro verde reggino dalle speculazioni e dagli effetti devastanti del cambiamento climatico. Il Comitato dei bergamotticoltori reggini alza la voce per tutelare l’intera filiera e fissa una linea d’arresto alla svalutazione del frutto simbolo del territorio. Il portavoce Giuseppe Falcone chiama a raccolta istituzioni, produttori e ditte di trasformazione in vista dell’assemblea pubblica convocata per il 28 novembre 2026 a Melito Porto Salvo.

Prezzi minimi per la sostenibilità della filiera

Il Comitato, nato nel 2023 a sostegno del comparto e del percorso per il riconoscimento dell’IGP, rappresenta oggi circa duecento produttori. Dopo aver quantificato i costi reali di gestione sul campo per l’annata in corso, l’organismo ha stabilito le quotazioni di riferimento al di sotto delle quali la produzione risulta insostenibile: 95,00 euro al quintale per il prodotto da industria (destinato alla spremitura e all’estrazione dell’olio essenziale) e 140,00 euro al quintale per il frutto fresco da mercato.

La richiesta si inserisce in un contesto segnato da forti ritardi approvativi dell’IGP a livello europeo, dinamiche che continuano a favorire l’ingresso sul mercato di bergamotto proveniente da altre regioni, oltre all’impatto dei rincari energetici.

L’impatto del clima e la diminuzione della resa

La campagna agricola corrente ha registrato criticità estreme legate alla siccità, costringendo le aziende a sostenere esborsi ingenti per l’irrigazione di soccorso al fine di evitare il disseccamento delle piante, senza tuttavia impedire un calo produttivo stimato intorno al 50%.

“Anche l’effetto di salvaguardia ambientale e tutela dal cambiamento climatico del nostro agrume simbolo, lo rende un unicum biologico e di biodiversità globale: un motivo in più per cui non si può prescindere dalla dignità economica di chi lo coltiva quale custode storico del territorio da generazioni. Quest’anno le aziende agricole hanno affrontato esborsi spaventosi, amplificati da una siccità estrema che ha richiesto turni continui di irrigazione straordinaria di soccorso solo per salvare le piante dal disseccamento e che comunque non ha potuto evitare la perdita di circa il 50% della produzione. Accettare passivamente quotazioni inferiori significherebbe condannare i nostri bergamotteti al graduale ed abbandono definitivo della coltura, impoverendo il tessuto sociale ed economico reggino a esclusivo vantaggio di pochi intermediari e trasformatori speculativi, nonché ad una sostanziale desertificazione di un territorio già esposto da tempo alla desertificazione ovvero ai sempre più estremi cambiamenti climatici. Non permetteremo che l’eccellenza di questa terra venga ancora svenduta e infine distrutta.” — Giuseppe Falcone, portavoce del Comitato dei bergamotticoltori reggini

L’Assemblea Pubblica del 28 novembre a Melito Porto Salvo

Per tradurre queste istanze in azioni concrete, l’assise del 28 novembre a Melito Porto Salvo vedrà il coinvolgimento dei 51 Sindaci dell’areale IGP, degli Assessori alla Regione Calabria (Agricoltura e Ambiente), dei vertici della Città Metropolitana e della Camera di Commercio, dei rappresentanti del Comitato promotore IGP, dei Consorzi di tutela, delle OP agrumicole e di tutte le ditte di trasformazione industriale della provincia.

Gli obiettivi primari dell’incontro prevedono l’istituzione immediata di una Commissione Prezzi permanente (Borsa Merci Locale) presso la Camera di Commercio per il monitoraggio paritetico settimanale e la firma di un accordo quadro regionale. L’intesa punta a vincolare la trasformazione industriale al rispetto dei costi minimi sulla base della Legge sul Made in Italy (L. 206/2023) e del D.Lgs. 198/2021 sul contrasto alle pratiche sleali. Verrà inoltre richiesta l’attivazione di bandi emergenziali tramite il CSR Calabria per sostenere gli interventi strutturali necessari ad affrontare il surriscaldamento globale.

“Siamo a un bivio storico. Se le istituzioni territoriali, la politica regionale, le associazioni di categoria e la parte industriale non faranno scudo comune insieme alla base agricola, il Bergamotto di Reggio Calabria rischia la paralisi produttiva. Invitiamo tutti i produttori a partecipare compatti all’assemblea e chiediamo alle autorità risposte concrete, scritte e immediate. Il tempo delle promesse è scaduto.” — Giuseppe Falcone