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Legambiente chiede il 50% di spiagge libere in Calabria: “Tutelare l’ecosistema e l’accessibilità”

Le nuove linee guida regionali per la valutazione della scarsità della risorsa spiaggia e dell’interesse transfrontaliero nelle procedure sulle concessioni balneari sono al centro dell’intervento di Legambiente. L’associazione chiede di portare almeno al 50% la quota minima di spiagge libere in Calabria, garantendo al contempo l’accessibilità e i servizi essenziali su tutto il territorio costiero.

Per l’associazione ecologista, il confronto sulla gestione degli arenili deve fondarsi sulla tutela degli ecosistemi costieri e marini, evitando che la riorganizzazione del demanio si traduca nell’occupazione di ulteriori tratti attualmente destinati alla libera fruizione.

Le criticità segnalate sulle linee guida regionali

Le linee guida sono state presentate dalla Regione come uno strumento operativo rivolto ai Comuni costieri. Nonostante Legambiente riconosca alcuni elementi positivi, tra cui il riferimento alla percentuale di spiaggia libera e accessibile rispetto a quella fruibile, l’associazione evidenzia diverse criticità nei criteri di valutazione definiti dal documento.

Tra gli aspetti contestati figura il peso del 10% attribuito alla fragilità ambientale legata agli eventi meteomarini, ritenuto insufficiente per garantire una reale salvaguardia dei litorali. Viene inoltre denunciata la mancata inclusione dell’erosione costiera all’interno della scheda destinata alla mappatura del demanio.

I dati sull’erosione e la questione dell’accessibilità

Secondo i dati del “Rapporto Spiagge 2026” richiamati da Legambiente, oltre il 26% della costa bassa calabrese è interessato dall’erosione. Si tratta di un fenomeno che riduce progressivamente gli arenili disponibili e che deve rientrare nelle valutazioni relative alle possibilità di utilizzo della costa.

«È importante che la Regione Calabria non incorra nell’errore fondamentale di basarsi sul semplice computo totale dei chilometri di costa», afferma Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria. La richiesta formulata è di distinguere in modo chiaro le aree effettivamente accessibili e balneabili da quelle che non offrono le medesime condizioni di fruizione.

La proposta per la gestione del demanio marittimo

Sul rapporto tra aree in concessione e accesso pubblico, Legambiente propone di innalzare la quota minima regionale di spiagge libere, attualmente fissata al 30%, fino ad almeno il 50%.

L’indirizzo, condiviso con Mare Libero e WWF, prevede che tale soglia venga garantita in ogni ambito omogeneo comunale. La fruizione pubblica deve essere accompagnata da servizi igienici, docce, punti di ristoro gestiti dai Comuni o da enti senza scopo di lucro, oltre a garantire accessi idonei per le persone con disabilità motoria. Le associazioni evidenziano inoltre come gli arenili liberi non debbano essere relegati a tratti marginali, difficili da raggiungere o sprovvisti di monitoraggio sulla qualità delle acque.

Il riordino del settore balneare viene indicato come un’opportunità per verificare la sostenibilità ambientale degli stabilimenti e per orientare i futuri bandi verso parametri di qualità dei servizi, investimenti e occupazione. Per la presidenza regionale di Legambiente, la protezione del patrimonio naturale rimane l’obiettivo prioritario, elemento ritenuto fondamentale anche per la competitività del comparto turistico calabrese.