Il coronavirus in Italia già da settembre 2019. Lo afferma uno studio dell’Istituto dei tumori di Milano e dell’università di Siena, pubblicato sulla rivista “Tumori Journal”. La ricerca fa riferimento ad analisi compiute in diverse regioni. Tutto nasce nell’ambito dello screening per il tumore al polmone “Smile”, che da settembre 2019 a marzo 2020 ha arruolato 959 volontari sani per sottoporli a Tac spirale ai polmoni e analisi del sangue. La notizia dell’epidemia cinese a gennaio e quindi l’arrivo in Italia a febbraio deve aver acceso una lampadina nei ricercatori dell’Istituto nazionale dei tumori, che insieme ai colleghi delle università di Milano e Siena hanno fatto il sierologico a tutti i campioni di sangue conservati.
Dei 111 casi, 6 sono risultati positivi anche agli anticorpi neutralizzanti il virus, 4 dei quali già a inizio ottobre. E forse questo è il dato più significativo. Una prevalenza di positivi maggiore del 10%, infatti non sembra accordarsi con i successivi studi sierologici, come quello nazionale Istat-Iss del 2,5% della popolazione. Come spiega Giovanni Apolone: «La prevalenza si riduce quando si guarda ai casi validati del test di neutralizzazione, pari a 6 positivi, di cui 4 in ottobre. Il dato rilevante è questo, non la proporzione di positivi, comunque suggestiva data la corrispondenza con le note prevalenze regionali».
Questi dati confermano i sospetti della circolazione del virus in Italia ben prima del 20 febbraio, probabilmente dall’estate 2019. «Già da novembre 2019, molti medici di medicina generale hanno iniziato a segnalare la comparsa di gravi sintomi respiratori in persone anziane e fragili con bronchite bilaterale atipica, che è stata attribuita, in assenza di notizie sul nuovo virus, a forme aggressive di influenza stagionale» ricorda lo studio.
Ebbene, ora lo possiamo affermare con più sicurezza: non era influenza ma le prime avvisaglie di Covid, una nuova malattia di cui non si è accorto nessuno fino al tardivo allarme lanciato dalla Cina a fine dicembre.



