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“Don Minzoni”: un pezzo di storia da ripercorrere con Andrea Bevacqua

di Anna Zupi

Andrea Bevacqua, è cosentino e docente di lettere alle scuole medie da quindici anni. Da sette anni insegna in Calabria, sulla fascia ionica cosentina.  Autore del libro “Don Minzoni, sulle strade della libertà”. Il testo ripercorre la vita di Don Minzoni e la causa della sua morte. Nel libro viene usato un linguaggio semplice che permette di apprendere concetti come il “comunismo” e il “socialismo” anche ai più giovani.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Mi piace raccontare ai miei alunni storie di personaggi che hanno lottato per la giustizia e la difesa della libertà e la democrazia. Portare in classe esperienze alte dove per alte si intende ricche di valori, virtù, lontano da egoismi e indifferenze. Don Minzoni è una bella figura, semplice a tratti, non è un Superoe, un rivoluzionario. È un uomo che nella quotidianità cerca di cambiare le cose, di costruire, crea legami con coloro che hanno a cuore il bene comune. Ovviamente il nostro don, così lo chiamo affettuosamente nel libro, non poteva andare d’accordo con coloro che conoscevano solo ordine e disciplina. E così viene ammazzato.

Come pensi che la figura di Don Minzoni possa influenzare le nuove generazioni?
La cultura contrapposta alla violenza. Don Minzoni aveva capito che bisognava ripartire dall’istruzione. Solo la cultura rende liberi. Nel libro accosto, anche grazie ai disegni della collega Fausta Aloe, don Minzoni ad altre figure. Tutti personaggi da Nelson Mandela a Peppino Impastato passando per Malala che hanno creduto e lottato per un mondo migliore. Lo hanno fatto con la forza della parola, della ragione, della cultura. I ragazzi hanno bisogno di Vedere che l’istruzione non è un’inutile pratica mnemonica di nozioni e concetti ma una possibilità per emanciparsi e liberarsi. Lo scrive benissimo Luca Kocci nella prefazione. Don Minzoni dà fastidio ai fascisti perché insegna ai ragazzi a ragionare con la propria testa. Ecco, la Scuola dovrebbe fare questo, ragionare con la propria testa.

Perché definisci il libro “una storia nella storia”?
È la storia di un uomo all’interno di una storia più grande che è quella italiana e mondiale. Mi piace sempre sottolineare il contesto in cui si inseriscono le singole storie. Il libro gioca un po’ su questa storia nella storia.

Il 25 Aprile e la liberazione dal regime fascista: quanto pensi che le nuove generazioni e non conoscano il vero significato?

Sanno poco e niente della giornata più importante del calendario civile del nostro Paese. Bisogna parlarne ai ragazzi. È il nostro natale laico, tutto nasce da questa data. Negli ultimi venticinque anni c’è stata una sotterranea volontà da parte di una certa parte politica di sottovalutare la grandezza della Resistenza. Bisogna invertire la rotta. Parlare, h
leggere i documenti, visionare film.

“Libertà e democrazia” quanto possiamo definirci liberi e in democrazia oggi?

La domanda è molto puntuale. Diamo per scontato che questi valori siano incardinati nella nostra società. Non è assolutamente così. C’è molta strada da fare nel nome della Libertà d’opinione e di tutte le altre libertà civili. Ripartire dal 25 aprile, seguire la lezione di Piero Calamandrei. “La Libertà è come l’aria”.