L’aumento vertiginoso di positivi al covid con sintomi gravi continua a far riflettere il mondo scientifico. Cresce la circolazione del virus e fare il vaccino anche alla fascia di popolazione 5-11 anni è importante, perché «è l’unica arma che abbiamo per vincere la pandemia».
La professoressa Annamaria Staiano, presidente della Società italiana di pediatria (Sip), non ha dubbi: immunizzare anche i bambini è importante tanto quanto i più grandi. Mentre oggi il direttore dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Nicola Magrini parla di «alcune settimane» per l’ok dell’Ema (l’Agenzia Europea del Farmaco) al vaccino per questa fascia di età, e che sarà seguito immediatamente da quello dell’Aifa, Staiano ne sottolinea la sicurezza.
«Gli effetti collaterali del vaccino per i 5-11enni – spiega – sono minimi. Le valutazioni fatte negli Stati Uniti da Fda e Cdc indicano che sono lievi: rare sono le miocarditi e le pericarditi, che però si manifestano in forma leggera con risposta ottimale alle terapie convenzionali». Sul fronte dell’efficacia, pur con una dose prevista di un terzo rispetto a quella dei più grandi, «l’efficacia dell’immunizzazione è superiore al 90%». Interessati dal vaccino (per questa fascia di età è stato per ora approvato dall’Fda, l’Agenzia americana del farmaco, solo Pfizer) in Italia sono circa 4 milioni di 5-11enni. Sono previste due dosi, a distanza di tre settimane: a 14 giorni dalla seconda il bambino è completamente immunizzato. Le modalità organizzative dei vaccini, precisa la presidente Sip, «sono in corso di definizione da parte del Comitato tecnico-scientifico (Cts) ma per noi – rileva, – è importante solo vaccinare, indipendentemente dalla sede».



