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Unical, AttivaRende mette a confronto i papabili rettori

L’incontro presieduto dall’avv. Giovanni Russo dell’associazione attivaRende, è stato introdotto dalla presidente Marina Simonetti, la quale ha sottolineato che “l’iniziativa é stata organizzata nell’ambito delle attività di costruzione del programma e di analisi del territorio e dei suoi attori che ATTIVA RENDE porta avanti da più di un anno.  Questo incontro riflette la centralità che l’associazione riconosce all’Unical nello sviluppo e nell’ identità del territorio. Solo avviando una concreta e stabile intesa tra l’università e l’amministrazione municipale in cui ciascuno fa la parte che naturalmente gli compete, si daranno soluzioni stabili e proficue ai problemi dello sviluppo industriale, del lavoro, della crescita democratica ed economica dei cittadini rendesi, degli studenti calabresi, degli operatori economici dell’ area. Attiva Rende é protagonista di questa nuova fase. Per noi far diventare Rende una città universitaria rappresenta un orizzonte, un obiettivo, sostenuti in questa scelta e in questa linea d’azione dal risultato misurato  nella nostra campagna d’ascolto:  su 3.000 rendesi interrogati il 95% dice che l’università della Calabria rappresenta il punto di forza della nostra città, e circa l’85% afferma che in questi anni le politiche d’integrazione e di inclusione tra i le due città siano state del tutto insufficientiRende, città unical, dunque, perché a tutt’oggi non lo è.

Rende non può prescindere da una sana e sistemica relazione con la sua università a meno di rinunciare alla contemporaneità, a un’opportunità vera di  sviluppo sostenibile”.

 

Sono intervenuti di seguito i tre candidati a Rettore:

 

NICOLA LEONE:

“L’Università della Calabria fu un dono prezioso per la nostra Regione di alcuni politici illuminati, favorito dal Comune di Rende che le destinò un ampio spazio del territorio per ospitarne l’insediamento. La sua missione primaria era la crescita culturale e scientifica del territorio volta a favorirne anche lo sviluppo economico. L’Unical in cinquant’anni ha svolto un ruolo importante nell’evoluzione della nostra società. Oggi l’Ateneo necessita di un’apertura maggiore al territorio, con un respiro ampio, internazionale. L’Università della Calabria deve assumere la guida del sistema universitario calabrese, per la sua dimensione, la sua qualità e la sua storia”.

Tra i punti del suo programma legati al territorio, il prof. Leone vuole promuovere la Terza Missione universitaria declinandola su tre assi principali:

Trasferimento Tecnologico: progetti di innovazione con aziende ed enti pubblici; creazione e incubazione di imprese e Spin-off.

Rapporti con le scuole: formazione degli Insegnanti e Orientamento degli studenti, con una maggiore attenzione e presenza dell’ateneo nelle scuole, favorita dall’istituzione di un nuovo Centro di Ateneo che gestisca armonicamente iniziative e rapporti con le scuole.

Public Engagement: svolgimento sul territorio di attività con valore educativo, sociale, culturale, etico e di sviluppo della società.

“Devono nascere delle sinergie virtuose tra l’Università e il territorio – afferma il professore Leone – un miglioramento della qualità della vita nel territorio darà benefici a entrambi. Ad esempio, la migrazione studentesca, ovvero il fenomeno per cui diplomati calabresi si iscrivono fuori regione, oggi è troppo alta (i migranti sono più del 40%) e costituisce un danno per Università e territorio, oltre che un costo per le famiglie calabresi. Per mitigare questo fenomeno dobbiamo, anzitutto, migliorare qualità e competitività della nostra offerta formativa; ma è necessario anche elevare la vivibilità del nostro territorio, rendendolo più accogliente, più sicuro e a misura di studente”.

Il prof. Leone conclude con l’impegno a promuovere l’internazionalizzazione dell’Università, che può trovare un valore aggiunto nel Campus e in un territorio vivibile e accogliente.

 

LUIGI PALOPOLI

La presenza dell’Unical all’interno della città di Rende è stata per essa sorgente di vantaggi economici e sociali e ne ha influenzato lo sviluppo urbanistico. Tuttavia ancora oggi, a quasi cinquant’anni dalla nascita dell’università, Rende non è “città universitaria” ma piuttosto “una città con un’università”, poiché non si è ancora realizzata quell’osmosi culturale tra città e università che fa percepire al cittadino quest’ultima come la “sua università”. Se tale osmosi non si realizzerà, i rapporti tra l’università ed il suo territorio rimarranno problematici, al di là e indipendentemente della buona volontà di ognuno. Bisogna dunque “aprire” l’università, le sue strutture, i suoi impianti e i suoi spazi, alla cittadinanza e, d’altro verso, la città all’università, riducendo la separazione fisica e concettuale che, nonostante alcune pregevoli iniziative comuni, caratterizza il loro rapporto e, in generale, il rapporto dell’Unical con l’area urbana di Cosenza-Rende. La costruzione di un rapporto nuovo, questo è dunque l’obiettivo da perseguire nella coscienza che non sarà un processo facile né di immediata realizzazione e che dovrà passare innanzitutto da una rinnovata disposizione delle amministrazioni al confronto, al dialogo, alla concertazione e alla progettazione condivisa di iniziative, infrastrutture e percorsi.

 

Raffaele Perrelli:

Il rapporto tra università e territorio soffre della sproporzione tra le due entità. L’area urbana, non solo Rende, appare troppo piccola per una realtà delle dimensioni dell’Università della Calabria. La scelta stessa della forma campus, effettuata dai padri fondatori, Andreatta in testa, va nella direzione di una chiusura rispetto al territorio. Per costruire nuovi rapporti e una crescita complessiva dei territori occorre anche lo sviluppo di un “campo creativo” nelle società dei comuni interessati.

 

Per Mimmo Talarico, candidato a Sindaco, occorre però evitare la provincializzazione dell’Unical: quanto più lungo e largo è il suo orizzonte, tanto più aumentano le opportunità per la città ospitante. L’Università ha bisogno del sostegno delle istituzioni regionali e nazionali e di una forte collaborazione con gli enti di prossimità. Ci sono questioni  come la mobilità, la viabilità,  la gestione del territorio, il tempo libero, ecc. che necessitano,  per essere affrontate e risolte,  una forte sinergia. Bisogna evitare di fare proclami e di utilizzare l’Università per finalità elettoralistiche o di altra natura. In questi anni abbiamo ascoltato tante promesse, ma poche azioni, soprattutto da parte del comune di Rende,  a favore dell’Unical.  Ognuno faccia la sua parte per salvaguardare e migliorare l’intero sistema universitario regionale e per rendere la nostra città un luogo migliore dove vivere e studiare.