Autonomia differenziata, Bevacqua: il Pd sia chiaro ed unitario

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Bevacqua
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“Mentre la propaganda tiene i fari accesi e le menti distratte sulla “invasione” dei migranti e sulla difesa dei sacri confini, la Lega continua in silenzio e sottotraccia a portare avanti il suo progetto di secessione dissimulata: nel vertice di governo di ieri, le Intese sulle autonomie hanno fatto un altro passo in avanti e i gialloverdi hanno raggiunto un sostanziale accordo sulla parte finanziaria. Non è certo cosa da poco perché, ormai si è compreso a sufficienza, tutta la retorica autonomista si riduce a una prosaica questione di soldi: ieri, si è deciso di adottare i costi storici nella fase transitoria, prima dell’applicazione dei costi standard che lo Stato si impegna a definire in massimo 5 anni (non più tre come prevedeva la bozza iniziale)”.

È quanto dichiara il consigliere regionale Bevacqua, membro della Direzionale nazionale PD, che così prosegue: “Traducendo i tecnicismi, il percorso diventa sempre più chiaro: ogni Regione riceverà secondo quanto già riceve; i costi standard vengono rinviati nel tempo, senza dire in base a quali parametri verranno definiti; il fondo di perequazione diventa una ipotesi labile ed eventuale. Se c’è una vicenda che svela oggi il vero volto della Lega di Salvini è proprio questo dell’autonomia differenziata. Se c’è una bandiera che il PD ha il dovere di impugnare è quella della salvaguardia dell’unità nazionale e dei diritti sociali sull’intero territorio della Repubblica. Le mezze parole, il detto e non detto, le distinzioni sottili, non bastano più: il nostro NO alla deriva disgregatrice deve essere netto e inequivocabile. E deve esserlo a Belluno come a Siracusa, a Torino come a Reggio Calabria.

Già abbiamo sul groppone le distorsioni pseudo-federaliste di una Riforma del 2001 pensata male e attuata peggio. Adesso non si può essere complici di un vero e proprio furto di futuro, che imporrebbe per legge alle Regioni meridionali di restare per sempre in condizioni subordinate”. “Se il PD ha davvero la volontà di costruire una piattaforma politica alternativa – conclude Bevacqua – uno dei pilastri essenziali deve essere il rifiuto degli egoismi territoriali e la proposizione di un’agenda per un’Italia che solo realmente unita può essere forte e credibile. È il momento, er il PD, di mettersi al fianco delle forze sociali ed economiche apertamente contrarie a questa finzione chiamata autonomia; è il momento di assumere una posizione unitaria e concretamente riconoscibile dai cittadini meridionali, i quali vogliono sentir parlare delle loro effettive condizioni di vita e non ne possono più di lotte fra notabilati e vecchi metodi del passato alieni dalla rispetto alla realtà. Se davvero il partito si vuole presentare come centrale e attrattivo, non può eludere la questione, anzi, deve farne il perno di un nuovo approccio vicino alle istanze delle comunità e dei territori. Cogliamo anche l’elezione di Sassoli a presidente del Parlamento Europeo come il segno di una politica che apre alla condivisione e non intende rassegnarsi al ritorno funesto e asfittico delle piccole patrie, delle grandi paure e dei piccoli uomini che su quelle paure, amplificate ad arte, vorrebbero campare”.

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