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Sanità: sempre peggio in Calabria. Medici in formazione di medicina generale senza stipendio da mesi

Medici e pazienti sono lasciati “allo sbaraglio” e la professione è “svilita”. E’ questa il triste quadro della sanità calabrese. Sempre peggio. In piano di rientro dal debito sanitario da ormai dieci anni, sconta doppiamente il problema della mancanza cronica di risorse e personale. Le ragioni sono molteplici: da una parte il disavanzo, certificato nell’ultimo tavolo di verifica ministeriale ad oltre 168 milioni di euro e dall’altra il sistematico blocco delle assunzioni che acuisce la cronica incapacità calabrese di garantire i Livelli essenziali di assistenza sul suo territorio.

Un cane che si morde la coda.  Gli ospedali chiudono, le strutture hanno carenza di personale, mancano infermieri e medici nonostante tantissimi studenti si siano laureati in medicina.

La Regione Calabria nell’ottobre del 2018 ha indetto il bando di concorso pubblico per il corso di formazione specifica in medicina generale del triennio 2018/2020, svoltosi poi il 17 dicembre. Alla fine di gennaio dell’anno successivo, finalmente, è uscita la graduatoria definitiva e a marzo i 64 medici vincitori si sono recati a Germaneto, nella sede della Regione, e hanno firmato il contratto, lasciando di conseguenza tutti i lavori e gli incarichi precedenti perché incompatibili, fatta eccezione per la guardia medica, ma il corso, dopo slittamenti continui, è iniziato il 28 maggio 2019 vale a dire due mesi dopo la stipula della
convenzione, comportando così un ritardo nell’inserimento nelle liste rispetto a tutte le altre regioni italiane e creando un ulteriore grave e irreparabile danno.

Le complicazioni però, nel corso dei giorni, si sono moltiplicate e si sono aggravate: i medici non hanno ancora ricevuto nessuna mensilità, nonostante molti abbiano famiglia e nonostante molti viaggino da tutta Calabria per raggiungere il capoluogo (Reggio Calabria, Cosenza, Vibo Valentia e Crotone): in pratica gli specialisti stanno lavorando gratis.

“Siamo stanchi” – gridano a gran voce i sanitari – “c’è una disorganizzazione totale, abbiamo difficoltà ad interfacciarci con i dirigenti e i referenti regionali latitano e non rispondono al telefono e tantomeno rispondono alle pec”. “Ci sentiamo completamente abbandonati dalle istituzioni e lotteremo fino alla fine affinché i nostri diritti vengano ascoltati”.

Insomma una situazione che continua a preoccupare e la politica regionale sembra non essere assolutamente in grado di risolvere i veri nodi del settore.