Mer 17 Lug 2024
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Sconfiggere l’odio non è ricordare l’Olocausto. Lo spiega Moni Ovadia a Cosenza

Come va ripetendo da tempo la Senatrice Segre, quel 27 gennaio di 75 anni fa i soldati dell’Armata Rossa non liberarono Auschwitz. I nazisti, infatti, erano già fuggiti, lasciandovi circa 7 mila prigionieri, per lo più bambini sopravvissuti agli esperimenti medici per i quali erano stati usati come cavie. Gli altri, circa 50 mila, fra i quali l’adolescente Liliana Segre, erano stati costretti ad una evacuazione forzata verso campi tedeschi ed austriaci, tristemente nota come “marcia della morte”, durante la quale morirono diverse altre migliaia di deportati. Vittime non solo della follia nazista ma anche dell’indifferenza di quanti, in tutta Europa, seppero, videro e tacquero, se non furono addirittura complici.

Ed è forse proprio nell’indifferenza la radice della malapianta dell’antisemitismo e del razzismo, che purtroppo non è mai stata del tutto estirpata e ciclicamente attecchisce nuovamente nel continente europeo. 

L’unico antidoto sono la testimonianza e la memoria. O meglio “La Memoria delle Memorie”, come si intitola il monologo che Moni Ovadia reciterà a Cosenza il prossimo 3 febbraio, alle 9,30, al Supercinema Modernissimo, su invito della CGIL e dello SPI CGIL di Cosenza. L’attore e musicista di origini ebraiche, nato in Bulgaria ma vissuto a Milano fin da bambino, ha più volte sottolineato come la celebrazione del Giorno della Memoria si stia trasformando nel giorno della falsa coscienza e della retorica, che non dovrebbe esaurirsi nel ricordo della persecuzione del popolo ebreo ma che dovrebbe essere un momento di riflessione sulle ragioni di uno sterminio che ha coinvolto l’Europa intera, se si debba cioè considerare un incidente di percorso o se non nasconda invece qualcosa di più profondo ed inconfessabile. Oltre ai 6 milioni di ebrei, infatti, nei lager morirono tra i 5 ed i 7 milioni di cittadini europei e tutti per la loro diversità: prigionieri politici, prigionieri di guerra, omosessuali, testimoni di Geova, rom e sinti, mendicanti, prostitute ed anche criminali comuni. 

Negli anni successivi, peraltro, non sono mancati gli stermini in altri luoghi e per altre motivazioni, e ricordarli contribuirebbe forse ad edificare un mondo di pace, di eguaglianza e di libertà. Ma ad oggi non si è riusciti a fare i conti con la storia ed i pericolosi rigurgiti di antisemitismo e di razzismo inquinano la vita collettiva ed il dibattito pubblico. 

Su tali questioni potranno confrontarsi con l’artista i giovani studenti del Liceo Musicale e Coreutico “Lucrezia della Valle”, il cui coro polifonico ed un quartetto d’archi accompagneranno la performance di Moni Ovadia. Un’occasione importante per la Città e per quanti sentano l’urgenza di riflettere seriamente e fuor di retorica sul come si possa, nel 2020, sconfiggere l’odio e vivere in un mondo più giusto.