Reddito cittadinanza: sequestro Carta Postamat ai furbetti che mentono al Fisco

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A cura dell’Avv. Gabriella Trevisan

Con sentenza n. 5290 del 10 febbraio 2020 la Corte di Cassazione fa giurisprudenza in merito al tema del reddito di cittadinanza e informazioni inesatte.  Arriva infatti il sequestro della carta Postamat Rdc del reddito di cittadinanza: non dichiarare il vero può infatti costare non solo la restituzione di quanto indebitamente percepito ma addirittura una condanna penale.

La soluzione a cui è giunta la Corte prende le mosse da un caso di un presunto finto disoccupato palermitano, stabilendo che  “ai sensi dell’art. 7 del d.l. n. 4 del 2019, convertito con modifiche, dalla legge n. 26 del 2019,  il sequestro preventivo della carta reddito di cittadinanza, nel caso di false indicazioni od omissioni di informazioni dovute, anche parziali, da parte del richiedente, può essere disposto anche indipendentemente dall’accertamento dell’effettiva sussistenza delle condizioni per l’ammissione al beneficio”.

Per la Cassazione penale quindi la Carta di Reddito di Cittadinanza va sequestrata anche laddove siano posseduti i requisiti e siano riscontrate informazioni inesatte, punendo dunque il cittadino che viene meno a quel dovere di lealtà e di leale cooperazione con l’amministrazione erogatrice del beneficio.

Attraverso dichiarazioni mendaci verrebbe bene, secondo gli ermellini, quel fine di riequilibrio sociale a cui il beneficio economico è rivolto.

Continuano dunque gli abusi sul reddito di cittadinanza, dopo i casi delle finte separazioni, dei falsi divorzi, finti disoccupati lavoratori in nero, percettori residenti all’estero ed appartenenti alla criminalità organizzata. I c.d. “furbetti del reddito di cittadinanza”,  da sempre abituati alle politiche passive del lavoro,  rendono dunque ancora più difficile l’attuazione nel Bel Paese di sistemi di sostegno al  reddito.

Ad un anno dall’entrata in vigore  restano dunque ancora numerosi i dubbi sulla validità della misura, che si sta rivelando come un mero sussidio piuttosto che strumento atto a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro. Dei percettori, infatti, solo una misera manciata ha effettivamente attivato il patto per il lavoro, e i Navigator, che nel frattempo hanno preso servizio presso i centri per l’impiego, a loro volta precari con contratto di collaborazione con Anpal Servizi fino al 2021, non sono riusciti a traghettare i migliaia di percettori disoccupati verso il mondo del lavoro.

Quindi nonostante il sollievo fornito alle reali famiglie che vivono alla soglia della povertà assoluta, il reddito ad oggi si sta rivelando ben lontano dall’obbiettivo che si era prefissato, ossia quello di fornire ai disoccupati un assegno base, consentendo loro in tal modo di dedicare più tempo alla ricerca di un impiego, rivelandosi invece un semplice sostegno economico al sostentamento, per di più momentaneo, che non contribuisce in alcun modo, nel lungo tempo, a migliorare realmente la condizione economica del percettore.

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