La confederazione provinciale di Cosenza dell’Unione Sindacale di Base annuncia un dibattito pubblico intorno a temi di stretta attualità: sanità e lavoro nella provincia.
“Il 20 marzo alle ore 17 a Cosenza, nella sala capitolare del Chiostro di S.Domenico, discuteremo di diritto alla salute. Insieme a medici, infermieri, precari della sanità, associazioni e singoli cittadini ci confronteremo sulle criticità che affliggono il sistema sanitario calabrese. L’iniziativa si svolgerà in un periodo in cui l’intero sistema è messo a dura prova dalla questione coronavirus. L’emergenza in corso grava interamente sul sistema pubblico. Il privato accreditato in questa fase è assolutamente inesistente.
La politica, da destra a sinistra, si ricorda solo ora di quanto sia fondamentale il nostro sistema sanitario nazionale, che tra criticità e difficoltà di ogni genere, sta facendo da barriera alla diffusione del virus. Siamo sicuri, che passata la tempesta, tutto ritornerà come prima. Quegli stessi che oggi plaudono l’efficienza del sistema pubblico riprenderanno a fare quello che fanno da sempre ovvero l’interesse dei privati. In Calabria dieci anni di commissariamento hanno prodotto, con la complicità della politica, un vero e proprio disastro.
Le conseguenze di questa raccapricciante situazione vengono pagate dai cittadini.
Il 65% del bilancio regionale viene assorbito dal settore sanitario. Facile prevedere, in un territorio come il nostro, il primeggiare di interessi personali ed economici a danno del servizio pubblico.
In queste ultime settimane stiamo assistendo ad una ulteriore implosione del sistema.
Interi reparti chiudono per mancanza di personale, dalla chirurgia a Rossano e Cetraro ai punti nascita di Cetraro e Corigliano. Il pronto soccorso di Cosenza lavora con un numero ridotto di personale, a fronte di 24 medici previsti in pianta organica sono presenti solo in 14, lo stesso accade per gli infermieri. Negli ospedali periferici, come Corigliano e Castrovillari, i pronto soccorso sono a rischio chiusura per assenza di medici. Queste sono solo alcune delle criticità presenti nella nostra provincia. L’emergenza è permanente.
Che fare ? A questa domanda rispondiamo con alcune proposte che saranno oggetto della discussione del 20 marzo.
– Aumentare, in modo progressivo ma certo, il finanziamento del SSN, come investimento improrogabile per garantire i LEA ai cittadini e sostenere una buona qualità dei servizi su tutto il territorio.
– Aumentare i trasferimenti alle regioni meridionali che attualmente ricevono meno finanziamenti rispetto a quelle settentrionali più ricche, che fanno da padrone nella ripartizione dei fondi.
– Restituire il diritto alle persone di ricevere le cure sanitarie nel territorio in cui vivono. La Calabria è caratterizzata da un tasso elevato di emigrazione sanitaria.
– Aprire e potenziare ospedali e servizi socio sanitari diffusi sul territorio al fine di rispondere alla crescente domanda di cure e di assistenza verso le cronicità (non autosufficienza, salute mentale, dipendenze, salute materno-infantile), apertura nei quartieri di consultori familiari.
– Assicurare la continuità assistenziale (dimissioni protette , percorsi diagnostici –terapeutici , strutture intermedie ecc.).
Tutto ciò significa organizzare legami forti tra ospedali e servizi territoriali.
Potenziare l’assistenza continua anche nel territorio con una maggiore integrazione tra medici convenzionati e servizi pubblici: strutture pubbliche come le case della salute (oltre al medico di fiducia devono trovare tutti i servizi di cui si ha bisogno ).
– Privilegiare il ruolo della medicina di prossimità con un contatto reale con i cittadini.
– Rendere omogenee le regole di accreditamento delle strutture private mettendo un freno allo squilibrio verso la spesa privata che ha creato un doppio binario.
– Realizzare piani di prevenzione incisivi e adeguatamente finanziati (ambiente , sicurezza nel lavoro, controlli attraverso screening dei tumori più frequenti con particolare attenzione a quelli femminili).
– Ridurre i tempi di attesa, uno dei principali ostacoli nell’accesso ai LEA. Non è accettabile che per aggirare le liste d’attesa si debba pagare la prestazione privatamente .
– Valorizzazione del personale, perché la qualità del lavoro è qualità dei servizi: sbloccare le assunzioni per adeguare le piante organiche e garantire i LEA (carenza infermieri, professioni sociali, medici).
L’emergenza sanità nella nostra provincia si deve affrontare collettivamente, non si può lasciare nessuno indietro.



