Gli uomini della Polizia di Stato hanno eseguito questa mattina 5 misure cautelari emesse dal Gip del tribunale di Cosenza su richiesta della Procura della Repubblica.
Le cinque persone sono accusate a vario titolo di usura, estorsione ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.
Delle cinque persone, tre sono finite in carcere. Si tratta di B.A. 43 anni di Cosenza, B.M. 52 anni di Mendicino e M.S. 51enne di Cosenza. Agli arresti domiciliari è finito P.P. 73enne di Cosenza mentre per C.S. di 64 anni, cosentino, è stata eseguita una misura di divieto di dimora nei comuni di Cosenza e Rende.
e la P.A.” della Squadra Mobile di Cosenza, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica, avviava un’articolata attività investigativa, che si è avvalsa di intercettazioni, pedinamenti e servizi di osservazione e che al termine ha consentito di individuare un gruppo di usurai i quali, agendo ognuno in maniera autonoma e solo in alcune circostanze uno di loro in concorso con altri, prestavano soldi “a strozzo” alle vittime, tutte versanti in stato di bisogno, esigendo poi in cambio la restituzione di esorbitanti somme di denaro. Queste ultime, quando non ottemperavano al pagamento, venivano pesantemente intimorite dagli usurai, anche con esplicite e gravi minacce di morte.
operai ma anche artigiani, muratori, imbianchini e lavaggisti.
che venivano loro imposti; in alcuni casi le stesse erano costrette a dare a gli strozzini bancomat e carte postepay; in uno dei tanti casi ricostruiti, il tasso usurario applicato a una vittima su base mensile toccava il 57 % arrivando a raggiungere, su base bimestrale, il 230% e addirittura, su base trimestrale, l’850 % (richiesti in restituzione 6.200 euro, entro tre mesi, a fronte di un prestito iniziale di 1.400 euro, con la promessa, in caso di ulteriore inottemperanza, della dazione di 12.400 euro).
determinava a ricoverarsi in una Comunità Terapeutica per il recupero dalla ludopatia.
restrittive, presso le abitazioni degli indagati sono stati rinvenuti documenti, agende e una sorta di “libro mastro” in cui erano annotati gli importi delle somme concesse a titolo usurario e i nomi delle vittime.



