Sab 11 Lug 2020
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Punto nascita di Cetraro, proseguono le storture del sistema sanitario calabrese

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In considerazione del bailamme sorto attorno al punto nascita di Cetraro, per dovere di cronaca ci sembra giusto informare sulla effettiva situazione che è alla base della chiusura. Intanto, ricordiamo che negli ultimi due anni di attività i dati relativi al numero dei parti sono risultati essere sotto i 500 parti. In particolare nel 2018 si sono attestati su 377.

La norma prescrive la chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti l’anno e collegano il dato relativo al numero di parti all’anno, agli indici di qualità e sicurezza delle prestazioni. Quindi a garanzia della tutela della salute della donna. In aggiunta a ciò la programmazione regionale DCA 64/ 2016 stabilisce che il punto nascita dello Spoke Cetraro Paola debba allocarsi presso il P.O. di Paola. Poi si ricorda che successivamente al decesso della paziente in corso di espletamento del parto accaduto nel luglio 2019, è stata effettuata a Cetraro la visita della Commissione Ministeriale al fine di verificare i requisiti posseduti da questo punto nascita.

Dal verbale redatto all’esito della visita viene rappresentata la condizione operativa del servizio e, in particolare vengono individuate una serie di criticità, le più importanti di tipo strutturale ed organizzativo. La Commissione giunge ad affermare la necessità di procedere alla formazione del personale, in particolare della Dirigenza Medica lì impiegato, avendo evidenziato a carico dello stesso alcune lacune nella capacità di gestire le urgenze ed in capo a quella organizzativa per l’assenza di linee guida. Veniva autorizzato unicamente l’espletamento di attività pre e post partum.

Malgrado tali limiti e , dopo la notifica del verbale all’ASP , il legale rappresentante pro tempore Dr.ssa E. Pellegrini, nonostante il punto nascita fosse chiuso, ha ritenuto di nominare il Direttore dell’UOC nella persona di Angelo Cannizzaro professonista da sottoporre a formazione e senza che si fosse proceduto ad effettuarla, questo secondo le prescrizioni risultate all’esito dell’ispezione ministeriale.

Tutto ciò appare esilarante considerato che al personale da formare, senza che si procedesse alla formazione prescritta, afferisce il compito di soddisfare la domanda di salute della donna sul livello della assistenza Ospedaliera sebbene unicamente nell’ambito della attività pre e post partum e con l’inibizione dell’attività operatoria. Un’aggiunta a quanto già evidenziato è costituita dagli interventi strutturali all’uopo prescritti sempre all’esito dell’ispezione effettuata all’epoca del decesso della paziente dalla Commissione Ministeriale .

Stante il quadro reale ed attuale del punto nascita di Cetraro, si comprende che le criticità sono molteplici ed insistono su aspetti normativi DCA 64/ 2016 che prevede l’allocazione della struttura in altro Presidio ( Paola ), sulla verifica del possesso dei requisiti antisismici del presidio ospedaliero dove si deve intervenire per realizzare quanto previsto per gli aspetti strutturali sale operatorie sale parto etc. dalle norme sull’accreditamento e nel caso sugli interventi da attuare per il loro recupero.

Sulla formazione del personale. Pertanto le denunce alle quali si è dato sfogo finora non rappresentano la reale situazione dello stato dell’arte relativamente alla questione punto nascita dello Spoke Cetraro – Paola. In questo caso sarebbe necessario procedere alla rivisitazione della attuale programmazione sanitaria sul livello ospedaliero per la costa tirrenica valutando l’opportunità di guardare in prospettiva verso la realizzazione dell’Ospedale Unico del Tirreno. Questo rappresenta l’obiettivo che consente notevoli economie di scala evitando doppioni di UO e azzerando il rischio di trovarsi a gestire le urgenze emergenze senza scorte di sangue come accaduto nel caso della gestione del parto che è esitata nella morte della giovane donna nel luglio 2019.