Dom 20 Giu 2021
Advertising
Home RUBRICHE Vitambiente Microplastiche e nanoplastiche, lumi da Vitambiente...

Microplastiche e nanoplastiche, lumi da Vitambiente e dalla prof.ssa Pellegrino

di Mariafederica Martire

con la collaborazione della prof.ssa Daniela Pellegrino – PhD Laboratorio di Fisiologia Umana, Sezione Cardio-Renale, Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra presso l’Università della Calabria.

Il Circolo Vitambiente di Cosenza prova a rispondere ad alcune delle domande sul tema delle micro e nano plastiche e lo fa con l’aiuto della prof.ssa Daniela Pellegrino.

D: “Professoressa, sappiamo che sta realizzando degli studi sulla presenza e la composizione delle microplastiche negli organismi marini. Innanzitutto, vorremmo chiederle: si parla sempre di micro e nanoplastiche, ma cosa sono realmente?”

R: “Le microplastiche sono particelle di plastica con dimensioni da 1 nanometro a 5 millimetri, le nanoplastiche sono particelle ancora più piccole con dimensioni inferiori al nanometro. Questi piccolissimi pezzi di plastica sono definiti microplastiche primarie se vengono rilasciate direttamente nell’ambiente come tali e microplastiche secondarie se vengono generate dalla degradazione naturale di prodotti di plastica più grandi”.

D: “Può dirci da dove derivano e dove vengono per lo più ritrovate?”

R: “Le microplastiche primarie nascono già con dimensioni micrometriche e derivano sia da processi industriali che da prodotti che contengono direttamente microsfere di plastica, come creme esfolianti, dentifrici, smalti e altri cosmetici. La maggior parte delle microplastiche primarie rilasciate nell’ambiente sono però microfibre che provengono dal lavaggio di vestiti che contengono fibre sintetiche come ad esempio il pile: per ogni ciclo di lavaggio di capi d’abbigliamento sintetici finiscono nell’ambiente circa 700.000 microfibre. Le microplastiche secondarie derivano dalla degradazione dei rifiuti plastici che avviene nell’ambiente, soprattutto marino, attraverso processi fotochimici, meccanici e biologici. 

Le microplastiche e le nanoplastiche sono particolarmente abbondanti e pericolose nell’ambiente marino ma sono presenti in tutti gli ecosistemi, sono state ritrovate perfino nei ghiacciai.

D: “Ora, le poniamo le due domande più spinose: che effetti hanno sugli ecosistemi e sulla salute dell’uomo?”

R: “La maggior parte degli studi condotti finora ha analizzato l’inquinamento da micro e nanoplastiche nell’ambiente marino dove si è visto chiaramente che questi piccolissimi frammenti di plastica sono ingeriti da numerose specie. In molti organismi tali particelle creano direttamente danni fisici come il soffocamento tipicamente osservabile negli invertebrati filtratori, ma soprattutto rappresentano un vettore di sostanze estremamente tossiche. I detriti di plastica infatti sono una fonte concentrata di sostanze inquinanti in quanto sono sempre associati ad un cocktail di contaminanti che derivano sia dai processi di produzione, ad esempio gli ftalati che sono dei pericolosissimi interferenti endocrini, che dall’associazione con contaminanti chimici presenti nell’oceano che si accumulano sulle plastiche quando diventano rifiuti, ad esempio inquinanti organici persistenti e metalli. Oltre all’impatto negativo sugli organismi marini, le microplastiche si traferiscono nella catena alimentare fino ad arrivare sulle nostre tavole. Studi sull’uomo hanno infatti evidenziato la presenza di microplastiche nelle feci anche se ancora poco si sa sulle interazioni di queste sostanze a livello cellulare.