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Dal Sannio alla Silva brutia. Il CAI sezione di Benevento, in escursione

di Antonio Vulcano

“La montagna ci unisce” è il refrain che in questi tempi bui della pandemia, si sente più spesso: un po’ per esorcizzare la paura del contagio da coronavirus: un po’ per far riemergere dalla memoria, ricordi e modi di un vissuto, lontani nel tempo. E’ il rifugio dal pericolo, la montagna; guerre, pestilenze, briganti, bombardamenti sono stati, nel tempo, gli ingredienti che hanno spinto la gente a salire… in montagna.

Non hanno nomi evocativi le nostre montagne come l’Adamello, L’Ortigara, Il Grappa: quando ne senti il nome è la storia patria che ti si presenta insieme ai tanti ricordi dell’infanzia, ma loro, le nostre montagne appenniniche hanno invece una storia più umile, legata a quella degli uomini che sulle loro pendici hanno pascolato le greggi; sui pianori, arato e seminato; nei boschi , tagliato legna per tutti gli usi; e sotto le chiome di pini, faggi, aceri e castagni si sono riposati negli intervalli della fatica.

La Sila, poi, polmone verde dell’Italia, è stata nel tempo strumento di potere, di spartizione feudale, di cassa per pagare il debito della liberazione dal nazi-fascismo. Oggi viene proposta come meta turistica alternativa per gli appeals che detiene: aria pulita, paesaggi incantevoli, arboreti secolari e una ragnatela di sentieri che favoriscono il turismo lento di questo periodo.

Un tempo popolata da centri abitati fiorenti, oggi, ridotti a borghicartolina che vengono mostrati nella vetrina del turismo di massa come l’alternativa al vivere caotico della città, e la montagna si riprende quello che gli è stato tolto:un sentimento maggiore di coesione e di condivisione favorita dalla vita del vicolo;la sensazione di abitare in un “grande monastero”, tanta è la pace che vi si respira.

Ritrovare sè stessi nella solitudine e nel silenzio delle nostre montagne è poi il pensiero che sta dietro al refrain, oggi, tanto di moda. Un po’ per questo motivo, un po’ per soddisfare la curiosità turistica di alcuni, noi del Cai- Benevento, quest’anno abbiamo invertito la marcia: alle Alpi, meta, in passato,delle settimane-verdi, abbiamo preferito l’Appennino, in particolare quello calabro:la Sila Siamo venuti dall’antico Sannio alle montagne bruzie perché ci unisce, oltre la comune origine di montanari, l’affetto e l’amore per il paesaggio, poco antropizzato, e per questo rimasto immune dall’attività predatoria dell’uomo.

Abbiamo percorso il sentiero della transumanza, che dalle Fossiate porta a Botte Donato, con il passo lento e cadenzato dei bovari che numerosi, un tempo, solevano accompagnare centinaia di capi di bestiame negli alpeggi estivi di Lorica, Silvana Mansio, Macchialonga.
Abbiamo visto pini resinati, mostrarsi con la lorica oltraggiata per soddisfare i bisogni appetitosi della “pix bruttia”, pece bruzia, tanto preziosa da trovarne traccia negli scritti di Strabone, Plinio, Cicerone, Dionigi d’Alicarnasso.

Fortunatamente, questa pratica estrattiva, non più remunerativa, è stata abbandonata già dagli anni ’50 del secolo scorso. Tra i tanti pini della Silva brutia, il più bello, se ne sta, isolato in una curva, sulla provinciale per Bocchigliero:40 metri di altezza senza un ramo, sempre con lo stesso diametro, fino alla cima! Abbiamo scalato le cime del monte Curcio e Botte Donato sentendo nelle narici il profumo della resina del pino laricio; ascoltato lo scroscio rumoroso delle acque del Neto; respirato l’aria pregna dei profumi di questa estate silana.

Dalle sue cime abbiamo allungato lo sguardo scoprendo l’azzurro dei laghi:Cecita, Arvo, Ariamacina. Abbiamo fatto un tuffo nella storia scoprendo gli eredi della Silva Brutia: i giganti di Fallistro. Alti, imponenti,maestosi sono gli unici sopravvissuti a cataclismi geologici,all’ingordigia umana,agli incendi. Sono solo 50. Abbiamo consolidato il legame,con gli amici del Gruppo Cai Sila greca,scambiandosi i gagliardetti distintivi delle due associazioni.

Dopo 4 giorni intensi di escursioni, lasciamo nella Silva brutia i nostri pensieri, le nostre paure, invertendo la rotta verso Nord ripromettendoci di ritornare per seguire altri sentieri, vedere altre bellezze,provare altre sensazioni.