di Anna Zupi
Bruno Strati giovane imprenditore con la vocazione dell’ospitalità. Oggi scopriremo l’escalation di Bruno dagli albori.
D) Ci parli di lei, dei suoi studi e delle sue ambizioni sin da giovanissimo.
R) Premetto che questa mia intervista possa essere d’aiuto a chi è incuriosito dal mondo dell’Ospitalità. Chi si approccia a questo settore deve a priori essere consapevole dei sacrifici che richiede, gavetta ed esperienza, prima di raggiungere traguardi più elevati. Io sin da subito ho “scoperto” di esserne tanto affascinato e, sempre con umiltà, ho cominciato ad accostarmici.
Quando avevo tredici anni visitai le scuole secondarie di secondo grado per orientarmi verso la giusta scelta. Era il 1997, da pochi anni era nato il World Wide Web e internet cominciava a diffondersi. L’Istituto Tecnico per il Turismo vicino al mio paesino in Calabria, era l’unica scuola che aveva ben tre materie con laboratori che permettevano di utilizzare ed imparare ad usare Internet ed il PC: Discipline Turistiche e Aziendali, Trattamento Testi e Dati, Pratica d’Agenzia. Inoltre era l’unica scuola che offriva due ore a settimana con madrelingua inglese, francese e tedesca. Era la mia scuola, ero sicuro, nonostante la tenera età della mia decisione.
Mi appassionai subito ai codici degli aeroporti. A scuola costruivamo pacchetti turistici, simulavamo acquisti di biglietti di treni e aerei. Abbiamo imparato a calcolare la durata di un viaggio in auto in base ai limiti di velocità stradali. Il mondo del turismo è stato amore a prima vista. Sentivo mi scorresse nelle vene, mi emozionava la sua varietà.
A diciassette anni ho deciso di fare un po’ di pratica in un’agenzia di viaggi, ma non ero entusiasta. Interessante, ma troppa poca “personalizzazione”, dovevo solo fare biglietti di treno o di aereo oppure offrire pacchetti già pronti. Probabilmente la mia ambizione iniziava a farsi sentire. L’anno successivo decisi di fare una seconda esperienza, un tirocinio in Hotel nel reparto Front Desk, comunemente Reception.
Sentivo continuamente parlare della Riviera Romagnola, ai tempi la zona balneare turistica più sviluppata in Italia. Io senza esitazione decisi di andare lì.
Partii convinto e pieno di energia per Cervia due giorni dopo il mio diciottesimo compleanno. Era il dieci giugno 2002. Arrivai in Hotel, un quattro Stelle Superior.
La prima settimana conobbi tutto lo staff, i miei colleghi mi accompagnarono a fare un giro della struttura e mi spiegarono le differenze tra tipologie di camera. L’inventario era apparentemente difficile da gestire, ben novanta camere.
Imparai step by step le procedure, iniziai ad utilizzare la fotocopiatrice, a ricaricare delle puntine la spillatrice, a raccogliere i menu compilati sui tavoli. Ricordo che nell’aria suonavano canzoni di Barry White e Fausto Papetti che alla fine, memorizzai.
Ancora non potevo rispondere al telefono, ero ancora acerbo, e soprattutto non potevo aprire il planning.
L’esito della seconda settimana fu decisamente migliore, potevo finalmente comunicare con la cucina circa la scelta del menu, potevo rispondere al telefono, segnare contatti importanti e informare gli ospiti che il responsabile li avrebbe richiamati appena possibile, potevo addirittura compilare le schedine di notifica. Il planning rimaneva un tabù. La terza settimana mi insegnarono molte operazioni che richiedevano tecnica e precisione, tutto rigorosamente a mano. Dovevo utilizzare un’agenda ma in caso di incongruenze potevo sbirciare sul planning senza azzardarmi a modificarlo. A fine turno, potevo portare le schedine in commissariato, che ora si inviano tramite computer. La quarta settimana ovvero l’ultima, ricordo di poter finalmente stampare i menu, fare i check-in ai clienti ma soprattutto, controllare la disponibilità sul planning. Il giorno prima che finisse il tirocinio, la direttrice della struttura mi convocò nel suo ufficio e io pensai inevitabilmente che la causa fosse un danno! Mi sbagliavo: mi offrì un posto di lavoro per tutto il mese di agosto.
Accettai anche stavolta senza essere confuso. Non le feci domande sullo stipendio: quella era la mia chance, avevo vitto e alloggio, un contratto di lavoro in regola, già un ottimo risultato.
Tornai in Calabria per sbrigare le burocrazie di fine tirocinio con la scuola e ripartii subito per Cervia. Sentivo che il mio primo sogno stava avverandosi: avere un vero lavoro, anche se per un mese. La prima settimana fu negativa e stancante, ero solo in turno, non imparavo più, continuavo a fare azioni alienanti, ripetitive. Il mio collega con esperienza mi disse: “dovresti essere contento! “Non lo ero perché sentivo che la mia formazione si stava fermando. Decisi di affrontare la Direttrice chiedendole una paga superiore ma soprattutto di poter conoscere altro. Volevo scoprire il mondo dei prezzi, desideravo fare le offerte: il mio obiettivo era vendere camere.
La direttrice sembrò comprendere la situazione, mi rispose con un sorriso, e mi diede fiducia: mi consegnò il tariffario settimanale con le tipologie di camera che avrei dovuto studiare. Negli Hotel stagionali non ci sono giorni liberi, io facevo sempre il turno di pomeriggio perché al mattino c’era troppo caos con pagamenti e partenze. Ero solito andare a lavoro dopo un po’ di mare quindi passai le notti successive in camera a studiare il tariffario.
Il lunedì successivo, a pranzo andai dalla Direttrice, felice e sicuro di me, le dissi che mi sentivo pronto.
Non mi interrogò, mi disse di farle un report di tutto quello che ero riuscito a vendere a fine turno. Andò per il meglio, fino a quando mi feci impietosire da un cliente e vendetti due notti anziché una settimana intera. Quello era un errore che pagai caro. Io le promisi che sarei riuscito a vendere quelle cinque notti, era una sfida con me stesso. Il tempo passava ma le richieste erano tutte e sempre settimanali. Per colpa mia, l’Hotel stava perdendo i ricavi di ben cinque notti ad agosto, alta stagione, al prezzo massimo di listino. Non sapevo cosa inventarmi ma non riuscivo a rassegnarmi. Lo raccontai in spiaggia ad un cliente, un imprenditore di Bologna che mi disse: “sei fortunato ragazzo, in quei giorni deve salire mia figlia”. Andai a riferirlo alla Direttrice che, invece di essere entusiasta, sembrava furiosa: avevo parlato con un cliente fedele della struttura e fatto intendere vi fosse un problema.
Ero machiavellico ma ne feci tesoro, non rientrava in una buona condotta.
A settembre tornai a casa felice.
Il 2003 ci furono stati gli esami di stato che terminarono ad agosto, il mese anche della scelta dell’Università. Scelsi Scienze Turistiche.
Ma a fine maggio del 2004 ero giá pronto per ripartire: tornai a Cervia e ci rimasi fino al settembre successivo. Stessa cosa nel 2005. Nel corso di quell’anno, però, osai chiedere l’aumento e lo scatto di livello del mio contratto, dal quinto al quarto.
Ormai a metá maggio del 2006 decisi che era arrivata l’ora di cambiare contesto.
Era un venerdì. Venerdì sera pubblicai il mio curriculum su un portale di lavoro nel turismo della Riviera.
Sabato pomeriggio mi chiamarono già da un Hotel tre Stelle a Bellaria con 120 camere.
Domenica sera ero già a Bellaria.
Era una struttura molto diversa, utilizzava la formula tipica dei villaggi “all inclusive”. Half-board ovvero pensione completa anziché la mezza pensione, servizio spiaggia, animazione, piscina, cena a buffet e non servita ai tavoli.
Ogni sera c’era uno spettacolo diverso e il sabato la tombola (molto apprezzata da tedeschi, svizzeri, austriaci e francesi). Un nuovo ambiente. Non dovevo più indossare abito con giacca e cravatta ma una polo con logo della struttura e un pantalone nero. Tutto si basava sul merchandising: penne, teli per la spiaggia, biciclette, occhiali da sole, t-shirt, cappellini, portachiavi, accendini, cavatappi, zainetti. Qui potevo vendere i soggiorni anche per 2-3 notti. Tranne le tre settimane di agosto tranne in periodi di alta stagione come agosto.
A fine luglio era prevista una settimana di pioggia e continuavano ad arrivare cancellazioni. Il Direttore era disperato, non sapeva cosa inventarsi. Da poco era nata una piattaforma locale che permetteva di vendere le camere solo agli iscritti al consorzio. Gli proposi di collocare le camere su questo portale su cui non si pagavano commissioni. Arrivarono solo due prenotazioni.
Terminò la stagione, non riuscii a laurearmi a settembre e dovetti rimandare a dicembre. Non mi iscrissi alla specialistica, mi sentivo pronto ad entrare nel mondo del lavoro. Decisi di rimanere a Cosenza perché mi offriva piú opportunitá del mio piccolo paese e forte delle esperienze precedenti, portai il mio curriculum a tutti gli hotel di Cosenza, Rende e dintorni.
Mi chiamarono solo per un tirocinio non pagato di trenta giorni. Da gennaio a maggio cambiai numerosi lavori: dog sitter, barista e porta pizze.
A maggio mi iscrissi alla specialistica consapevole di aver bisogno ancora di formazione teorica: valorizzazione dei Sistemi Turistico Culturali,ma ripartii per Bellaria. Comprai il libro di Claudio Nobbio “Manuale delle attivitá alberghiere”: volevo capirne di piú di vendita, da solo, nonostante mi sentissi sicuro circa la pratica.
A Bellaria lavoravo, lì anche col planning, ma proposi al proprietario di installare un PMS (termine che avevo imparato nel libro di Nobbio). Gli dissi che mi sarei occupato io di tutta la configurazione e i settaggi delle camere. Non l’avevo mai fatto ma sapevo di poterci riuscire. La scelta fu Hotel 2000 perché vicino alla struttura vi era un punto support. Ci impiegai piú di quindici giorni ad istallare il software in quanto lo facevo durante il turno di lavoro ma alla fine ci riuscii! I procedimenti sembravano molto più semplici e veloci, in due ore riuscivo a fare quello prima facevo in sei.
Nel 2007 e nel 2008 continuai a fare esperienze stagionali ma ormai non mi divertivo più, era diventata routine. Avevo letto sul manuale che il turismo si divide in leisure e business e che la Germania è il paese europeo nel quale la clientela business è molto sviluppata. Decisi di partire in Erasmus, andai a studiare sei mesi in Germania, volevo perfezionare il tedesco e conoscere questa clientela Corporate. Da settembre a marzo rimasi in Germania, questa nuova esperienza all’estero mi aprì nuovi orizzonti. In quel periodo, tutti ragazzi andavano ad Ibiza, era la meta piú cool. Io parlavo spagnolo ma non lo sapevo scrivere. Andai all’ufficio Erasmus a chiedere se avessero contatti ad Ibiza per poter fare il un internship lì. Mandai curriculum proponendomi per un semplice stage, chiedevo solo vitto e alloggio. Poche pretese ma nessuna risposta.
In Germania mi ero iscritto a Facebook per comunicare velocemente con gli altri ragazzi della mia età. Iniziai la ricerca sul social network..
Un bel giorno mi chiamò un amico e mi propose qualcosa di interessante. La gestione di un ristorante, qualcosa di differente. Partii.
Fu un’estate fantastica, un ennesimo sogno realizzato. Mi mancava solo la tesi per laurearmi. Ci impiegai un anno, l’estate dopo tornai a Bellaria perché avevo bisogno di soldi, ma stavolta ero demotivato. Il direttore lo percepii, mi chiese di gestirgli la pagina Facebook aziendale e di fare più offerte sulla piattaforma locale ma purtroppo ormai ero distratto da altro.
Finita la stagione tornai in Calabria e mi laureai ad Ottobre
D) Quali sono state le sue prime esperienze lavorative dopo la laurea?
R) A gennaio, dopo la laurea, feci la valigia e partii. Il mio obiettivo era Roma, la capitale; lì c’erano tutti i segmenti del turismo: business, leisure, croceristico, religioso, gruppi, aeroportuale, sportivo e via dicendo. Roma era il tassello che avrei dovuto aggiungere alla mia esperienza. Ospite dalla mia famiglia trascorrevo le giornate stampando curricula che poi consegnavo a tutte le strutture di Roma. La sera, a casa, continuavo a mandare curricula via mail, a candidarmi alle posizioni aperte sulle piattaforme. Cominciai finalmente a marzo in una struttura di 70 camere a Castelnuovo di Porto, inserito grazie ad un’agenzia interinale, con un contratto di un mese. Mi facevano fare spesso le notti e io, durante il turno, modificavo i layout delle stampe e aggiustavo le impostazioni delle camere. Il Direttore non apprezzò la mia “libertà” e dopo un mese non mi rinnovarono il contratto. Ricominciai a consegnare curriculum. Finalmente a maggio mi chiamarono: era un Best Western, un hotel di catena, un con ben 110 camere. Iniziai con un contratto di apprendistato di tre anni, avevo due giorni liberi a settimana e ventotto giorni all’anno di ferie pagate. Sembrava utopia. Trovai un monolocale in periferia e comprai un’auto a rate. Ci impiegai veramente tanto ad imparare gli Standard Best Western, i livelli tariffari, i segmenti “woman”, “business”, “bike”. I GDS, i Wholesaler, le Ota, termini nuovissimi. Usavamo il gestionale Web Hotel. Tutte novità che però mi affascinavano tantissimo. Erano previsti dei premi mensili per chi riusciva a iscrivere gli ospiti al loro programma di affiliazione. Mi misi in testa che dovevo farcela e dopo quattro mesi di prova ce la feci.
Vinsi un weekend benessere in un Best Western Wellness. Dopo un anno avevo imparato molto, eppure sentivo già il bisogno di cambiare. Partecipai nel marzo successivo alla fiera “Fare Turismo”, feci diversi colloqui.
Dalla “Costa Crociera” mi chiamarono subito, ma non me la sentivo di trascorrere sei mesi per mare. Avrei potuto vedere molti Paesi del Mondo, ma non rientrava nelle mie insistenti priorità. Rifiutai.
Pochi giorni dopo mi chiamarono dall’Hilton. Un’ennesima sorpresa. Un hotel con 292 camere. Ancora una volta un upgrade. Avrei lavorato per il Brand piú importante e famoso del mondo. Ad aprile iniziai, con un contratto ad inserimento di diciotto mesi. Dovetti imparare nuovamente le procedure, l’organizzazione di un hotel aeroportuale, i programmi di fidelizzazione, il programma di soddisfazione clienti (Revinate) e un gestionale fantastico: Opera. Durante i turni facevo molti corsi all’Università interna online dell’Hilton. C’era una premiazione mensile interna per chi riusciva ad affiliare i clienti e anche qui ormai vincevo quasi ogni mese la competizione, ma non mi divertivo più. Decisi di tornare a studiare il Revenue, contemporaneamente al lavoro. Leggevo libri, frequentavo corsi, leggevo e commentavo blog. Mi iscrissi ad un corso sul Revenue abbastanza lungo e ben strutturato tenuto da Fabio Badolato, successivamente frequentai il corso di Gestione alberghiera con Roberto Necci e Guglielmo del Fattore per poi approdare al corso Nazionale di Revenue Management Alberghiero di Franco Grasso. Mi ero appassionato. Adesso in hotel parlavo di analisi dei dati della struttura a consuntivo, di indicatori di performance, divisa per segmenti. Cominciai a frequentare il Revenue Team di Franco Grasso, ma non c’erano posizioni aperte. Partecipavo alle riunioni, ambiente molto stimolante, ben organizzato e pieno di idee e professionisti. Prima dello scadere del contratto in hotel chiesi cambio reparto e non mi fu concesso. Nel Revenue Team si era liberato un posto ma le condizioni commerciali non mi convinsero. Intanto ero approdato sul blog Gestione Hotel Guru che seguivo con molto interesse. Mi piaceva il suo approccio, veniva spiegato tutto, non c’erano segreti o formule magiche come negli altri blog: ti si spiegava tutto, stava a te riuscire ad interpretarlo. Intanto il contratto era in scadenza e mi offrirono un rinnovo di sei mesi nello stesso reparto.
Alla fine partii per la Germania e andai due mesi a scuola di tedesco prima di cominciare a lavorare. Avevo il contratto di Sales Manager in una struttura piccolina con sole sessanta camere dove riuscivo a fare anche da Revenue Manager, Reservation Manager, a gestire gli aggiornamenti del sito web e dei social. Continuavo a studiare il blog e a commentarlo, finché nacque un bel rapporto fatto di comunicazione via email con lo scrittore del blog: Edoardo Caldari. Iniziammo a collaborare: il primo progetto che facemmo insieme fu quello di osservare il cambiamento di prezzo giornaliero dei voli per alcune destinazioni e in parallelo i prezzi degli Hotel di catena della destinazione presa in analisi. Poi si presentò la mia chance: un cliente con tre strutture extralberghiere a Roma ci chiese di gestirgli il Revenue. Con Edoardo continuammo a collaborare per 6 lunghi anni: di mattina lavoravo in Hotel e di sera dalle 18:00 in poi mi dedicavo alla consulenza dell’altra struttura.
D) Quanto è difficile lavorare o sviluppare progetti in Calabria? Emigrare per necessità o per scelta?
R) A novembre 2019 arrivò la scelta: decisi di rientrare il Calabria.
Ero consapevole dei problemi legati ad alcune zone del sud Italia tuttavia, forse perché soddisfatto della mia esperienza e gavetta, decisi di tornare in patria. Scelsi liberamente di ritornare per fondare la mia start up rivolta al mercato extralberghiero: formazione, consulenza e organizzazione di eventi di formazione, ma ho dovuto rimandare molti progetti e attività perché da subito mi hanno piacevolmente coinvolto come speaker in tantissimi eventi in giro per l’Italia; oltre alla formazione one-to-one all’interno delle strutture ricettive. Poi l’evento inaspettato: Il Covid. È stato un trauma per molti settori incluso il turismo sotto molti aspetti ma, d’altro canto, ho avuto tempo per raccogliere le idee e dar vita ad ExtraPro360.
D) Come hai fatto a diventare quello che sei?
R) Forse i giovani d’oggi pensano di poter raggiungere traguardi, stipendi e soddisfazioni, grandi e piccole, senza sforzi e fatica. Senza dubbio, l’ospitalità mi scorre nelle vene sin dalla tenera età: sono fortunato ad aver saputo subito che strada percorrere. Il mondo degli hotel è dinamico, divertente, creativo, il capitale umano è protagonista, ma è anche tecnica, studio, strategia e astuzia. Devi, all’inizio, essere disposto a rinunciare a ferie nei periodi in cui tutti vanno in vacanza, ai giorni festivi di pausa, agli orari comodi. Devi toccare con mano reparti operativi ed essere disposto a viaggiare e a formarti di continuo. Il mondo dell’hospitality cambia continuamente, assieme alla domanda, agli eventi esterni. Sono diventato quello che sono grazie alla mia ambizione ma anche alla”capacità di adattamento”.
D) Attualmente in cosa consiste il suo lavoro e dov’è la sede?
R) ExtraPro 360 è un servizio all-in-one basato su un’analisi approfondita dei dati che provengono da un’unica fonte e che quindi permette alle strutture extra alberghiere a cui è dedicato, di rivolgersi ad unico interlocutore che cura per loro tutta la parte di commercializzazione, ottimizzazione dei risultati, controllo di gestione e presenza online.
Oggi Extra Pro 360 vanta numerosi clienti in tutt’Italia e da pochissimo la prima struttura ad Ibiza in Spagna.
Continuiamo a fare formazione e ad organizzare eventi formativi nonostante il periodo di crisi del turismo, soprattutto per certe località.
Extra Pro crede nello smart working, nella collaborazione tra professionisti ubicati in tutt’ Italia, che condividano dati e risultati in cloud, sempre visibili ai clienti. Puntiamo sui valori della trasparenza e della fiducia.
D) Che consiglio daresti ai giovani che vogliono entrare nel mondo del lavoro?
R) Spero che la mia storia possa essere fonte di ispirazione per qualcuno ma soprattutto per i giovani. Viaggiate e fate esperienza per portare il buono che trovate nel mondo nella vostra terra se decidete di rientrare, create network, sono la cosa più importante per crescere professionalmente. Il mondo del lavoro era, è e sarà un campo di battaglia. Bisogna adattarsi, non aver paura del cambiamento. Quando si pensa di poter fare di più e meglio, bisogna saper osare, sempre con umiltà e raziocinio.
È anche un esordio ad identificare la propria strada, la propria attitudine.
Se si conosce il proprio obiettivo è vietato mollare e bisogna lottare per i propri sogni con tutte le forze possibili!



